TRA DEMARCHIA, ALEOCRAZIA, VETOCRAZIA, MEDIOCRAZIA, CHE NE E’ DELLA DEMOCRAZIA?

3 agosto, 2018 | Autore : |

Demarchia.

Il dibattito si è nuovamente infiammato a causa della proposta di Beppe Grillo di superare il Parlamento, sorteggiando i deputati. Il riferimento alla demarchia, ovvero ad una forma di governo opposta alla democrazia, intesa come dittatura della maggioranza, è divenuto poi sempre più un sinonimo del sorteggio dei rappresentanti. Possiamo dunque parlare di demarchia quando immaginiamo una forma di governo in cui i rappresentanti non siano eletti, ma scelti dalla sorte. Parrebbe un sistema affascinante: niente più asimmetrie di potere, niente più assemblee pletoriche, costose, che trasformano i politici in professionisti. Un sano dilettantismo, il popolo che a turno assurge l governo delle cose, un egualitarismo che non fa sconti: niente meriti o demeriti, tutti figli della Dea bendata. Un mondo apparentemente perfetto, ma è davvero così? Pensiamo anche agli effetti indesiderati. Niente più diritto di voto, impossibilità di scegliersi i rappresentanti, niente valutazione delle competenze e capacità, né a monte, né all’esito del lavoro svolto. Un potere che non ha alcun contraltare nella scelta dei cittadini, se non perché ad essere scelti, in modo totalmente casuale, sono dei cittadini. Il trionfo del fatalismo.

 

Aleocrazia.

Nonostante il termine “aleocrazia” sia stato usato nel dibattito di questi anni come un sostanziale sinonimo della parola “demarchia”, a me interessa un altro aspetto del concetto. Il problema dell’alea è secondo me infatti leggermente diverso da quello di sorte, così come non è perfettamente sovrapponibile l’idea di rischio a quella di fatalità. Ragionando sulle sfumature di questi contenitori di significato, mi appare evidente che l’aleocrazia può essere sempre più spesso associata a forme di decisione che mettano in secondo piano il fattore empatico ed umano, affidandosi agli algoritmi e al calcolo delle probabilità. I modelli decisionali che stanno dominando molti scenari di esercizio geopolitico sono sempre più spesso determinati e risolti in base alle potentissime unità di calcolo che l’uomo è stato capace di costruire. Dalle strategie militari, culla di elezione delle strategie e dei giochi, oggi siamo passati ai computer che valutano la convenienza di una strategia estrattiva, nell’ambito dello sfruttamento delle risorse naturali, e ancora, ai governanti che agiscono sulla base di un costante oracolo al loro fianco, costituito da suggerimenti maturati mettendo a confronto big data e valutazioni del rischio, nelle sue varie componenti. Il governo della scommessa, quello che tecnicizza le scelte, mettendo l’alea al centro dell’agire politico, è uno dei temi su cui occorrerà riflettere molto, se nei prossimi anni vorremo avere la possibilità di restare umani.

 

Vetocrazia.

La dittatura dei veti. L’idea che non esista un diritto maggioritario a guidare scelte, ma che tutto possa essere eternamente ricattato dal possessore del consenso marginale necessario a raggiungere la maggioranza assoluta di un’assemblea legiferante. Il problema ci riguarda assai da vicino. Noi avvocati siamo maestri nell’aver costruito un sistema rappresentativo basato sui veti. L’avvocatura italiana è soffocata da un sistema politico inefficiente. Un assetto che chiama continuamente vari organi a controbilanciarsi, sovrapporsi, smentirsi, dividersi. Tutto ciò non fa che depotenziare i meccanismi decisionali, facendogli perdere autorevolezza, consentendo ai veti di delegittimare la scelta. Il risultato della vetocrazia è che il vero potere si trasferisce altrove, nella tecnica, nella finanza, negli ambiti operativi in cui è più forte e deciso lo sviluppo del fare, dalla sua ideazione alla realizzazione.

 

Mediocrazia. 

Il caso letterario di Alain Deneault ha portato in auge un termine che rappresenta un’altra delle degenerazioni dei sistemi rappresentativi di massa. Anche in questo caso l’avvocatura italiana può fungere da laboratorio perfetto per un’applicazione dei concetti di fondo del trionfo della mediocrità. Quando mesi fa ho parlato dei teoremi dell’istituzionalizzazione, introducendo nel dibattito politico forense italiano un termine che nei prossimi anni verrà finalmente compreso e valutato, nella sua pienezza, ho spiegato che esistono meccanismi capaci di plasmare una classe dirigente volutamente mediocre, che privilegia disvalori, piuttosto che valori. L’acquiescenza, la viltà, l’incapacità, possono tradursi – e nell’avvocatura italiana di fatto si sono tradotti – in un merito, che favorisce non solo la raccolta del consenso, ma anche la conservazione ed il perpetuarsi del potere. Quando dunque parliamo di mediocrazia, indaghiamo nelle antinomie profonde che il voto universale genera, in ogni società o comunità massificata. Il giusto, il bene, il vero, si identificano con il reale. La dittatura della realtà mira ad uccidere l’idealità.

 

Che resta dunque della democrazia, di un processo di libera e consapevole partecipazione alle sorti collettive, in una società aggredita da tante e tali degenerazioni? Risposta: che noi siamo qui, che siamo liberi, che possiamo combattere, testimoniare, denunciare, far vivere il libero pensiero, non lasciare che ci uccidano il mare, perché il libero pensiero non lo puoi recintare e non lo puoi bloccare. Certo, chi combatte può morire, può cadere, può subire sconfitte. E’ la vita, va messo in conto. Chi non combatte però è già morto.

 

Io credo che la costruzione di un’avvocatura finalmente libera, democratica, che lavori per il benessere dei più deboli, dei giovani, delle donne, dei colleghi che annaspano nelle spire mortali della crisi che stiamo vivendo, sia più che un sogno impossibile. Sono certo che chi in questi anni avrà il coraggio e la voglia di combattere contro l’istituzionalizzazione forense, tra molti anni, magari tra dieci o vent’anni, vedrà finalmente riconosciuto il proprio impegno. Dobbiamo provarci, perché nessuno si salva da solo. Nessuno è veramente libero se non siamo liberi tutti.

 

 

Hey ah na na
Innocence is over
Hey ah na na, over
Hey ah na na
Ignorance is spoken
Hey ah na na, spoken
Hey ah na na
Confidence is broken
Hey ah na na broken
Hey ah na na
Sustenance is stolen
Hey ah na na, stolen
Hey ah na na
Arrogance is potent
Hey ah na na, potent, yeah
What I see is unreal
I’ve written my own part
Eat of the apple, so young
I’m crawling back to start

 

Avv. Salvatore Lucignano

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