RIMINI RIMINI, UN ANNO DOPO.

7 ottobre, 2017 | Autore : |

“Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano”. Cit. Merlino 

 

Da dove partire? Eh… bella domanda. Difficile non tediarvi, impossibile assecondare l’analfabetismo funzionale imperante, che tende a rifiutare concetti complessi, offrendo così il destro alle semplificazioni più nefande. Proverò dunque ad essere sintetico, sperando di risultare efficace. Non partirò dunque dall’inizio, ma evidenzierò i punti a mio parere salienti sul piano politico.

1. In queste ore tutti i falliti ex OUA infestano il web delle proprie rimembranze, legate al Congresso di Rimini. Si mostrano quali veggenti, Cassandre inascoltate, ostentano sagacia e spessore politico. Sono frottole. Al Congresso di Rimini la corazzata dei COA ci ha massacrati perché ha trovato di fronte avversari inesistenti. OUA, la sua giunta, quegli 88 delegati, per due anni sono stati il più formidabile alleato della propria dissoluzione. Al Congresso nessuno dei luminari che oggi si vanta di aver visto giusto si era preoccupato di unire le opposizioni alle mire ordinistiche. Non facemmo alcun incontro preliminare tra delegati di opposizione, per provare a costruire una linea comune, un sostegno ai nostri reciproci interventi: il nulla politico. Ciò nonostante NAD lottò e supportò la Presidente Casiello e tutti i colleghi (pochissimi in realtà, fummo in 4 o 5 al massimo ad intervenire “contro”), che si battevano contro un disegno che appariva ictu oculi nefasto ed autoritario. Dunque… non rimuoviamo la storia. A Rimini abbiamo perso, anzi, ci hanno fatto a pezzi, perché le opposizioni democratiche sono state il NULLA politico. Non diamo sempre la colpa agli altri, non balocchiamoci sempre, come mocciosi. Io a Rimini ho PERSO, quella sconfitta mi appartiene e dai motivi di quella sconfitta devo ripartire, se voglio evitarne altre.

2. Dopo Rimini, da un’idea di Maurizio De Tilla, nasceva la proposta, che NAD coltivò con forza e visibilità, di riunire le associazioni nazionali, uscite MACIULLATE ed annientate dal Congresso di Rimini, in una nuova OUA, che avremmo voluto chiamare Organismo Unitario (delle) Associazioni. L’idea era geniale, come spesso accade a Maurizio. Dovevamo tenere in vita un brand che avrebbe fatto da contraltare allo strapotere dei COA, creare un soggetto politico alternativo e democratico, finalmente forte e radicato in tutta Italia. Proposi che mettessimo insieme risorse economiche e facessimo convegni in tutto il paese, per organizzare e fomentare la resistenza, per tenere viva la lotta di liberazione. Insieme alla collega Camilla Aiello​ lavorammo perché a Napoli si tenesse un convegno che illustrasse il progetto. Scrissi le regole per conferire denaro e risorse umane all’Organismo, suggerii un governo guidato dalle donne e dai giovani, riuscii a portare NAD su una posizione di sostegno a questo Organismo, che avrebbe dovuto tenere vive le associazioni. Provai a contattare AIGA ed ANF, provai a far comprendere il valore del progetto ad UIF e Movimento Forense. Bene: la risposta di questi galantuomini fu che Lucignano non era gradito, che con OCF (ovvero con l’Organismo espressione di quelle forze politiche che a Rimini li avevano sodomizzati senza pietà), si doveva “collaborare” (cit. Massimiliano Cesali, un collega a cui voglio bene, ma che quando si tratta di parlare di politica forense è una frana senza uguali), che OUA non era un progetto in campo. Risultato? Il convegno fallì miseramente. NAD disertò quella parata di pagliacci, gli sforzi ammirevoi di Camilla furono vanificati e noi ci ritrovammo esattamente al punto di prima. Ricordatele queste cose colleghi, perché sono importanti. La storia è importante.

3. Durante questo ultimo anno ho più volte sollecitato i delegati ex OUA, le associazioni democratiche e persino i delegati confluiti in OCF, ma con sinceri valori democratici, come ad esempio Melania Delogu​, a spendersi per la costruzione di un soggetto associativo nazionale, anche federato se necessario, che combatta e costruisca un contraltare alla visione politica ordinistica. Ho provato a riunire i delegati di opposizione, costituendo un gruppo facebook in cui li imploravo di unirci, per contrastare OCF. Risultato? Il nulla. Non si muove nessuno, si attendono fantomatici appuntamenti futuri, si guarda già a Catania 2018, come se nel frattempo i colleghi non vengano massacrati, nell’inerzia di OCF e con associazioni “maggiormente rappresentative” che, se avessero un filo di dignità e di vergogna (ma non ce l’hanno), si sarebbero già dovute sciogliere, dopo Rimini, dichiarando fallimento.

4. Oggi leggo un bellissimo articolo di Mirella Casiello​, pubblicato da avvocati. E’ in perfetto stile NAD, di quando scriviamo senza parolacce. Confesso che mi ci sono ritrovato al punto da sentirlo mio. Bene, dopo Rimini ho implorato Mirella di non abbandonare la politica forense, di spendersi, in ragione del peso che aveva ricoperto, per darci una mano a ricostruire le macerie di un sogno di rappresentanza democratica, di provare a giocare un ruolo politico all’interno della professione. Risultato? Mirella ha tentato un’avventura politica nella sua città, Taranto, che non ha avuto successo ed ora ci dedica qualche post su facebook e qualche buon articolo, permeato delle suggestioni che, attraverso la nostra contrastata amicizia, le ho instillato in questi anni. Basta tutto questo? No Mirella, NON BASTA. Devi dare un contributo, non limitarti a fare vetrina. Lo so, combattere costa, ma se non combatti non puoi pretendere di essere considerata una combattente, solo perché una volta all’anno ci ricordi che eri contro. Puoi fare di più, DEVI fare di più. Io ancora ti aspetto.

5. E veniamo al volgare, al parolacciaio, all’infame. A Rimini ho tenuto un discorso volutamente spiacevole, urticante, durissimo e spietato. Oltre mille persone mi urlavano contro di tutto, nell’ombra della platea. Ho denunciato autoritarismo e sciatteria, ho urlato all’Italia che l’avvocatura è una cupola affaristica che sta distruggendo gli avvocati, per gli interessi personali di POCHI avvocati. Persino il giornale del padrone dava risalto alla mia critica, senza denigrarla affatto, ma riconoscendone la natura netta, non compromissoria. Io sono ancora qui, NAD è ancora qui, in trincea, a combattere per la nascita di una Nuova Avvocatura Democratica. Voi? Dove siete? Cosa fate? Vi aspettiamo.

#AvantiNAD

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