LE TENDE DI BARI E L’IMPOTENZA DI UNA RAPPRESENTANZA FORENSE INUTILE

2 giugno, 2018 | Autore : |

 

Uno dei disastri che ci lascia in eredità il Ministro Andrea Orlando è una situazione dell’edilizia giudiziaria assolutamente deficitaria, con il sud Italia che, tanto per cambiare, sconta il gap maggiore tra lo sbandierato decoro a cui noi avvocati saremmo sottoposti e le condizioni fatiscenti in cui siamo costretti ad operare. Quanto sta accadendo a Bari in questi giorni è solo la giusta conseguenza di quel che da anni veniva denunciato, purtroppo invano. Anche in questo caso l’assenza di una rappresentanza politica forte ed autorevole si è vista tutta. NAD ritiene assurdo che, dinanzi alle scene vergognose della tendopoli barese, i vertici di CNF ed OCF non si siano immediatamente precipitati in loco, assumendo decisioni indipendenti e drastiche, sostenendo i colleghi nell’unica scelta che andava compiuta in questa situazione, ovvero disertare le udienze, senza se e senza ma, senza pensare, nemmeno per un istante, di accettare il degrado, il fetore, l’insopportabile calore di un simile accampamento.

Niente. Ancora una volta i nostri decorosi rappresentanti hanno mostrato tutto il proprio coraggio, il proprio valore, la propria capacità di essere “rappresentanti”. NAD pensa che ciò non possa continuare ad accadere. Avere un governo nazionale dell’avvocatura deve servire anche a questo: avere a Roma uomini che continuamente si muovano sul territorio, non per illustrare progetti eversivi di mutamento della Costituzione, esondando i propri ambiti e le proprie prerogative, ma stando accanto all’avvocatura, facendole scudo per decisioni forti, sostenendo la dignità ed il decoro della categoria, non a chiacchiere, ma con i fatti.

NAD nell’ultimo direttivo svolto aveva immaginato di recarsi a Bari, a manifestare dinanzi all’oscena tendopoli, ma i colleghi baresi ci hanno “preceduto”, organizzando cortei spontanei e manifestazioni autonome. Riteniamo che la solitudine vissuta dai colleghi, ancora una volta, sia da attribuirsi a precise responsabilità, personali ed istituzionali, di una rappresentanza assente, inefficace, inutile, che non serve assolutamente a nulla, se non a tutelare gli interessi, economici e politici, di chi ne fa parte.

Riteniamo che le responsabilità del degrado in cui continuiamo ad essere costretti ad operare vadano assunte da chi continua ad ammantarsi di presunto onore. Non esistono onori senza oneri. Non è più possibile che l’avvocatura sia quella categoria in cui chi governa si dipinge come bello e bravo, senza che i colleghi chiedano finalmente conto di risultati disastrosi e fallimentari.

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