LE ISTITUZIONI FORENSI SONO LA CASTA DELL’AVVOCATURA?

17 aprile, 2018 | Autore : |

Il 2 maggio 2007 in Italia esce “La Casta”, libro di inchiesta, scritto da due giornalisti del Corriere della Sera, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Il libro diventa immediatamente “virale”, vendendo in pochi mesi oltre un milione di copie, un numero enorme, per gli attuali standard di lettura praticati dagli italiani. La Casta ha contribuito a costruire nel paese un clima in cui i privilegi dei politici e della politica, rispetto alla gente normale, sono diventati parte essenziale della vicenda e delle problematiche italiane. La scia di questo clima è ancora ben visibile, a distanza di 11 anni dall’uscita del volume, contribuendo a porre al centro delle attenzioni del parlamento e dell’opinione pubblica italiana il tema del privilegio dei politici, incarnato da varie questioni “spinose”, due su tutte: il taglio degli stipendi e i vitalizi.

 

NAD è un’associazione rigorosamente apolitica, che non si lascia mai travolgere dalle etichette, miranti a definirla come la trasposizione in politica forense di questo o quel partito politico, eppure non possiamo mancare di osservare come spesso i nostri osservatori, sia quelli benevoli che i più accaniti detrattori, ci abbiano accostato al M5S, riscontrando un atteggiamento simile, da parte di NAD, nel trattamento delle istituzioni forensi.

Su questo tema una piccola riflessione può forse aiutare a fare chiarezza, partendo da paletti che non ci stancheremo mai di rivendicare: NAD è contro il pauperismo, il facile populismo e l’invidia, di qualsiasi genere.  Rifuggiamo in modo assoluto dall’idea che la rivalsa verso qualcuno debba segnare le ragioni del nostro agire politico. Per NAD la rivoluzione ed il cambiamento delle istituzioni forensi italiane non devono servire a sostituire una casta egemone con nuovi padroni, bensì devono dare a tutti gli avvocati ed alla stessa avvocatura, un nuovo assetto e strumenti adeguati a rendere la gestione  della politica che riguarda la categoria più vicina alle esigenze degli avvocati e meno a quelle di certi avvocati. 

NAD non cerca vendette, né linciaggi, non riteniamo che lo standard a cui far tendere i colleghi, inclusi quelli che operano nelle istituzioni forensi, debba essere la fame e l’indigenza. Queste sono barbarie che lasciamo ad un altro tipo di opposizione alla Cosa Nostra Forense, che poi spesso opposizione non è, quella parolaia, disorganizzata e perennemente sconfitta che non riesce ad uscire dal mondo della comunicazione virtuale. NAD è un’associazione strutturata e seria, che vuole stare nel governo delle cose e che mira a fare gli avvocati più ricchi, non certo più poveri. 

 

Nemmeno ci interessa l’esaltazione dei poveri, come depositari dei buoni sentimenti e della buona avvocatura. Ci ha già pensato il geniale Ettore Scola, con il monumentale “Brutti, sporchi e cattivi” a sfatare questo falso mito.

 

Esistono avvocati ricchissimi, che sono anche ottimi avvocati e che potrebbero dare un contributo validissimo alle nostre battaglie, esistono molti avvocati poveri a cui non frega assolutamente niente dell’avvocatura, che non fanno il bene dell’avvocatura e che non sono per niente utili all’avvocatura, ma al contrario, rappresentano un problema che l’avvocatura stessa deve affrontare, con coraggio e decisione. NAD ripudia la rappresentazione delle nostre istanze di giustizia e democrazia in modo caricaturale. Non siamo né straccioni né accattoni. NAD non è affatto contro l’avvocatura ricca e non è l’associazione dell’avvocatura povera. 

 

Noi riteniamo che l’impegno politico all’interno della vita professionale non debba essere prestato sulla base di logiche catare, che escludono i bisogni economici dei colleghi che sono impegnati, ma chiediamo che tali remunerazioni vengano decise in un quadro concordato, che si interroghi sulla natura della rappresentanza politica, che consenta a chi è escluso dal sostegno economico per il suo impegno di poter competere ad armi pari con chi invece gode di tali supporti. NAD è per la lotta alle asimmetrie del potere, incluse quelle determinate da indennità, gettoni di presenza e regalie spropositate, che creano uno squilibrio competitivo, nel gioco della dialettica politica, tra avvocati istituzionalizzati ed avvocati estranei alla Cosa Nostra Forense, che vogliano concorrere a cambiarla.

 

La politica si fa con i soldi. 

Fissati i paletti, possiamo analizzare meglio questa casta che incarna la Cosa Nostra Forense e rispondere alla domanda che ci siamo posti, ovvero se essa, nei termini in cui Rizzo e Stella l’hanno narrata agli italiani, esista anche tra gli avvocati italiani. NAD ritiene che la Casta esista anche tra gli avvocati e che la Cosa Nostra Forense la tuteli, a discapito della nostra “cittadinanza”, rappresentata dai 242 mila iscritti all’Ordine. 

Gli elementi identificativi della Casta sono tipici:

  1. un uso arbitrario, spregiudicato ed autoreferenziale del potere, teso principalmente alla sua conservazione e ad impedire che esso venga gestito a seguito di una libera dialettica democratica;
  2. il vantaggio tratto dalla permanenza nei ruoli di potere, una volta che essi abbiano perduto la propria natura originaria di luoghi di governo;
  3. il progressivo distacco dei luoghi di potere dalle esigenze e dalle istanze dei rappresentati.

 

La Casta della Cosa Nostra Forense incarna appieno tutte queste caratteristiche e pertanto possiamo candidamente affermare che le istituzioni forensi italiane sono dominate da una Casta, nel senso pieno del termine, secondo l’accezione popolare che ormai domina l’immaginario di noi tutti.

La Legge Professionale Forense ha tentato di fotografare un passato che ha messo radici nel presente e non ne vuol sapere di mollare la presa. Gli avvocati liberi avrebbero meritato un’operazione opposta: una legge e una classe dirigente desiderosi di proiettare l’avvocatura nel futuro, liberandola dai tentacoli del passato, ma la debolezza dell’opposizione alla Casta ha impedito che le istanze di avanzamento e di liberazione dalla piovra dell’istituzionalizzazione forense avessero il minimo spazio politico, nella penosa vicenda che segnato, al Congresso di Bari del 2012, una delle tante pagine nere dell’avvocatura italiana degli ultimi lustri.

 

NAD è dunque una delle forze che ha capito dove sta il problema: oggi l’istituzionalizzazione forense, ovvero la costruzione di una mafia, stratificata, chiusa, ottusa, che utilizza le istituzioni forensi come “Cosa Nostra”, è il vero ed unico nodo che l’avvocatura italiana deve sciogliere, se vuole ambire ad un futuro diverso, libero, democratico e florido. In caso contrario, il degrado morale, culturale, politico ed economico che stiamo vivendo in questo scorcio di vita della nostra amata professione, continuerà, senza alcuna possibilità che la rotta venga invertita.

 

I tempi della politica non sono immediati: serve pazienza. 

Uno degli effetti di questa piovra ancora avvinghiata all’avvocatura è la stanchezza dei colleghi che la credono invincibile e per questo, invece di strutturarsi e di combatterla, tentano di farsi cooptare al loro interno, non di rado rivoltandosi contro chi la combatte, nel tentativo di ottenere una sistemazione personale che gli consenta di sfuggire alla propria condizione, fallimentare o comunque insoddisfacente. E’ un rischio politico che NAD mette in conto ogni giorno, sapendo bene che si tratta di un elemento tipico nella storia delle opposizioni ai regimi autoritari. Occorre avere pazienza, tenacia, capire che le elezioni, con periodizzazione volutamente dilazionata, sono il momento più importante per mutare i protagonisti e tentare di dare una diversa direzione alla nostra categoria.

NAD non deve fare i conti solo con la Casta, con un potere che legittima se stesso per mezzo di un agire che a noi è precluso, ma anche con la disperazione di chi, all’esterno della Cosa Nostra Forense, ci vede come elemento capace di eliminare quei riferimenti clientelari in grado di risolvere i propri problemi individuali. La famosa Spigolatrice di Sapri, rivista in salsa forense, che tante volte abbiamo denunciato. Combattiamo dunque su più fronti, non di rado attaccati anche alle spalle, ma ce la faremo. Siamo forti delle nostre convinzioni, certi che la verità riuscirà infine a scalzare questa brutta realtà. Certo, ci vorranno anni, come tutte le grandi lotte contro le mafie. Certo, avremo vittime, ma la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio ed avrà una fine. Tutto passa. Passerà anche questa.

 

Avv. Salvatore Lucignano

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