L’AVVOCATO, LA COSTITUZIONE, LA LEGGE (VIOLATA).

10 marzo, 2018 | Autore : |
Nel mondo del politicamente corretto questo articolo si classifica come intrinsecamente scorretto, sia per la sua forma, che potremmo ascrivere a quella dell’invettiva, più classica, sia perché contiene le solite, urticanti, verità scomode, che all’interno dell’avvocatura italiana non si possono indicare. Un mio grande amico un tempo scriveva: “sono nato postumo”. Ecco, scrivendo queste righe, ho la netta sensazione di dedicarle ad una memoria futura. In questi tempi, nella nostra epoca, la pazzia non genera reazioni. Ci troviamo a vivere in un domino in cui i pezzi che cadono, quasi sempre, sono troppo grossi per essere fermati con la mano. Una razionalità debole potrebbe ritirarsi dal caos, rifugiarsi in settori dello spirito meno inquinati, ma un avvocato non può rinunciare alla testimonianza, pena il divenire altro. 
Dunque, in ossequio alla tradizione, entriamo nei personaggi, anche perché noi, per fortuna, a differenza di Jules, usiamo il sistema metrico decimale.
Una delle cose che un politico forense non deve mai dire è che voi avvocati siete ignoranti. Si tratta infatti di una affermazione che faccio spesso, per due ragioni: la prima, è perché effettivamente siete mostruosamente ignoranti, la seconda riguarda la possibilità di ottenete un cambiamento, una palingenesi dell’avvocatura. Se vorremo finalmente giungere ad un’avvocatura degna, non possiamo blandire l’esistente, non possiamo fingere di non vedere.
L’Ordine Forense è una gigantesca cupola, una Cosa Nostra che va avanti grazie a denari e potere, ma questo bubbone mefitico ci sta rubando l’anima e ha reso l’avvocatura una classe di cui ci si deve vergognare, di cui non c’è nulla di cui essere fieri.
 
La vostra ignoranza più mostruosa riguarda proprio l’Ordine Forense. La stragrande maggioranza di voi non sa nulla delle norme che regolano la vostra vita professionale. Non sapete, ad esempio, che il Consiglio Nazionale Forense non ha alcuna prerogativa che gli consenta di proporre “progetti” di modifica della Costituzione. Guardate, è drammatico che nessuno di voi sia inorridito di fronte a questa ennesima violazione di legge.
 
La modifica della Costituzione è atto squisitamente politico, necessita di un’interlocuzione con i parlamentari che devono approvare eventuali modifiche della nostra Carta Fondamentale. Il Consiglio Nazionale Forense, per legge, in merito alle leggi dello Stato, ha un’unica prerogativa, dettata dall’art. 35, lettera q, della 247/2012. Il Consiglio Nazionale Forense:
 
q) esprime, su richiesta del Ministro della giustizia, pareri su proposte e disegni di legge che, anche indirettamente, interessino la professione forense e l’amministrazione della giustizia.
 
Tutto qui. Il Consiglio Nazionale Forense non ha alcun titolo per presentare un PROGETTO DI MODIFICA DELLA COSTITUZIONE. Non può farlo, per una serie sterminata di ragioni, che se foste avvocati, e non minorati, analfabeti ed ignoranti, proverei anche a spiegarvi. Vi rendete conto di quanto sia pericolosa la deriva collegata ad un CNF che si intesta proposte di modifica della Costituzione, asserendo che esse rientrino nella sfera di interesse degli avvocati?
Le continue ingerenze del Consiglio Nazionale Forense comandato come Cosa Nostra da Andrea Mascherin in una sfera della politica che viola le attribuzioni dell’Ente, già sterminate ed intrinsecamente illegittime, per la propria assenza di limiti, stanno trascinando l’avvocatura su un crinale che può definirsi senza ombra di dubbio “eversivo”.
Nel momento in cui l’Ordine Forense si intesta progetti di modifica della Costituzione, (peraltro presentati sul sito del Consiglio Nazionale Forense in modo anonimo, senza una firma in calce al documento linkato, senza una data…boh), si compie un atto che getta l’Ordine in un campo minato, non solo perché manca ogni collegamento tra l’azione arbitraria dell’Organo e la legge, ma anche perché ogni azione successiva, di perorazione del progetto presso le istituzioni politiche italiane, si presta ad una serie di conseguenze che portano il Consiglio Nazionale Forense direttamente al centro di un territorio alieno a quelle che sarebbero le sue funzioni legittime.
La teorizzazione di questo disastro, di questa sciagura, è contenuta nelle ormai leggendarie antinomie della politica dell’istituzionalizzazione. Andrea Mascherin, Presidente del Consiglio Nazionale Forense, rivendica che l’avvocatura (rectius… se stesso), debba fare politica, ma, si badi… non “quella” politica, ma “certa” politica: la sua, appunto.
E’ un delirio, una costante violazione di limiti e regole, norme e leggi, buon senso, buon gusto, decenza, decoro e chi più ne ha più ne metta, condita dalle amarene sulla torta: è sempre Mascherin che giudica l’avvocato che giudichi indegno, mostruoso, incivile ed eversivo il suo operato. In pratica Mascherin si assolve due volte: la prima, quando agisce arbitrariamente e la seconda quando condanna arbitrariamente chi denuncia il suo primo arbitrio.
In pratica il Consiglio Nazionale Forense è un arbitrio al quadrato, una sorta di novella equazione della relatività generale, per cui tutto è relativo, in primo luogo la legge, se il padrone ha deciso così.
Avv. Salvatore Lucignano

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