LA NUOVA VITA DELL’AGORÀ DEGLI ORDINI

23 dicembre, 2019 | Autore : |


La rappresentanza istituzionale spetta al CNF, quella politica all’OCF; la sede per il confronto politico di tutta la categoria, la sua massima assise (assise … che bella parola), è il Congresso Nazionale Forense, al quale i territori partecipano attraverso i delegati; i circondari sono amministrati (non parliamo di rappresentanza, per carità) dai Consigli Circondariali. Poi, ci sono le unioni regionali.

Che cosa è, allora, l’”Agorà degli ordini” e dove si colloca nel sistema?

Figlia dei gruppi di lavoro CNF-Ordini voluti già da Alpa, l’Agorà è un’invenzione del Faraone (al secolo il Presidente del CNF Andrea Mascherin da Udine), l’ennesima, per ritagliare ulteriore spazio di “lavoro” al sistema ordinistico, erodendo il margine di manovra delle componenti politiche della categoria.

All’alba della sua istituzione, “qualcuno” (sempre Mascherin il friulano) ebbe a definire l’agorà come “non solo un luogo di confronto, ma soprattutto operativo, dove individuare le soluzioni più efficaci per far progredire le riforme, tanto quelle interne all’Avvocatura quanto quelle dedicate al funzionamento della Giustizia”  (http://www.infoiva.com/2015/05/avvocati-italiani-agora-ordini-forensi.html).

Un po’ Congresso ed un po’ OCF ante litteram, dunque, questo mostro di autoreferenzialità ha lavorato dal luglio 2015, senza avere alcuna reale legittimazione, ai progetti di riforma della giustizia e della professione, erodendo lo spazio di autonomia di OUA – all’epoca ente politico espressione del mondo associativo – e riportando anche per questa via l’attività politica dell’avvocatura nell’alveo del sistema ordinistico.

Era, però, da novembre 2017 che il mostro non dava notizie di sè, sostanzialmente soppiantato dall’OCF, che venne ideato, proprio nell’ambito dell’attività dell’Agorà, dal fiorentino Sergio Paparo.

Qualcosa è di recente cambiato e ad ottobre scorso il CNF ha rilanciato l’attività di questa sua deforme progenie.

Leggo dal sito del COA di Ivrea della decisione “… a seguito dell’incontro tenutosi tra CNF ed i COA lo scorso 02.10.19, di dar seguito alla (invero già pregressa) iniziativa c.d. “Agorà degli Ordini”.

Conseguentemente al predetto incontro sono stati costituiti n. 20 “gruppi di lavoro” su argomenti rilevanti che concernono temi di principale attualità delle Istituzioni Forensi, ciascun gruppo coordinato da uno o due Consiglieri Nazionali, che lavorerà autonomamente rispetto all’adunanza plenaria della Agorà, che sarà periodicamente convocata a mezzo dei Presidenti di tutti gli Ordini”

(https://www.ordineavvocativrea.it/notizie/2019/11/25/agora-degli-ordini/).

Non bastano, dunque, commissioni e gruppi di lavoro di CNF ed OCF per affrontare gli argomenti rilevanti dell’attualità forense; serve distribuire altri incarichi, assegnare altre poltrone, rinsaldare ulteriormente l’alleanza al sapore di “spirito di servizio”, che tiene insieme il sistema.

Quello che più colpisce è la scelta di mettere al primo posto dell’elenco dei temi di studio quell’equo compenso, che per mesi ha costituito il cavallo di battaglia di OCF e che oggi quello stesso organismo parrebbe aver superato in favore del recupero dell’inderogabilità dei minimi tariffari.

Una scelta che non può non essere letta come la volontà del Faraone e della sua corte di delegittimare definitivamente l’OCF, già geneticamente debole in ragione della mancanza di risorse economiche proprie ed anzi succube proprio per questo dello strapotere del re degli illegali (https://youtu.be/MmawNBz-6Xo)

La riconduzione di ogni tematica di “politica” forense nell’alveo delle competenze degli apparati ordinistici dominati dal CNF, letta in uno alla martellante campagna per l’ingresso di un nuovo e “riformato” Consiglio Nazionale (non dell’avvocato) in Costituzione, sancirebbe il definitivo trionfo del sistema di potere di stampo mascheriniano sulle istanze libertarie e democratiche provenienti dalla categoria.

Si delinea, così, un quadro a tinte decisamente fosche, un palcoscenico sul quale la “pletora” dei professionisti figli di nessuno potrà recitare solo ruoli drammaticamente marginali e sul quale invece, sopravviveranno ed ingrasseranno solo quei blocchi di incancrenito e sclerotizzato potere, che la sentenza delle SSUU del dicembre 2018 indicava come elemento disfunzionale all’affermazione della democrazia nella gestione – politica ed istituzionale – della categoria (https://www.altalex.com/documents/news/2019/06/20/elezioni-forensi-legittimo-divieto-terzo-mandato).

Ma al sistema non interessa della democrazia né dell’avvocatura in sé né delle mille avvocature che ne sono alla base.

Al sistema, vorace come un buco nero, interessa solo di se stesso e del suo potere, che vorrebbe incontrollato ed irresponsabile, pronto ad abbattersi sul dissenso con la forza della disciplina e l’autorità della costituzione.

È una situazione inaccettabile già oggi e che minaccia di diventare drammatica in un futuro inesorabilmente prossimo se le forze dell’avvocatura libera e realmente riformista non avranno la forza e la capacità di costruire un’alternativa credibile per la categoria.

Nuova Avvocatura Democratica è pronta a fare la sua parte.

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