LA MEDIOCRAZIA DELLE ISTITUZIONI

11 aprile, 2018 | Autore : |

La banalità del male si manifesta in molti modi, uno dei quali è senza dubbio la difesa corporativa della mediocrità. L’analisi della logica semplice che sta alla base di rappresentazioni irragionevoli della realtà si fonde con la consapevolezza che tale approssimazione appartenga a ben precisi gruppi sociali, che sfruttano consapevolmente la propria mediocrità, come fattore unificante di una guerra contro la precisione.

“Mediocri di tutto il mondo, unitevi!”, recita uno slogan che prova a riutilizzare, in chiave sarcastica, l’invito alla ribellione contenuto nel manifesto dei comunisti dell’ottocento. Oggi questo concetto, di una mediocrità unita, che difende se stessa, è diventato parte integrante non solo della società, ma delle istituzioni. La mediocrità è divenuta motore dei processi di aggregazione e selezione, attirando l’attenzione di studiosi ed intellettuali.

Capire le ragioni per cui la mediocrità si è diffusa, fino a governare, a detta di analisti qualificati, le strutture sociali e politiche del nostro tempo, è un’operazione di studio quanto mai necessaria. Tutto ciò che viene ignorato, o peggio obliato, concorre a formare zone d’ombra in cui prospera l’entropia. La mediocrazia non può essere cancellata dalla realtà, va accettata, sviscerata e combattuta.

Certo, ogni saggio che voglia trattare il tema deve fare i conti con la sua utilità, valutando a priori la capacità di comprensione e la reazione dei destinatari. Ipotizzando che la mediocrità sia per sua natura restia all’evoluzione positiva, ciò che si può fare, denunciando la mediocrazia, è agire su coloro che possono essere attratti da questo baratro. Qualcuno direbbe che lo studio della mediocrazia può salvare color che son sospesi, in bilico, sull’orizzonte degli eventi costituito dal grande buco nero della mediocrità.

 

Quando lavoriamo su alcuni concetti alla base delle strutture sociali e istituzionali è evidente che tentiamo di allontanarci dalla mediocrità. La banalità è uno dei meccanismi più voraci della mediocrità. La banalità fagocita l’intelletto eccellente e libero e lo catapulta all’interno di quel buco nero della maturità rappresentato dalla mediocrazia. In politica forense, all’interno dell’avvocatura italiana, la banalità domina. Quasi tutti i dibattiti politici che avvengono all’interno dell’avvocatura italiana sono banali, sciatti, portati avanti da mediocri che postulano la propria eccellenza, ma in realtà sono nullità che si muovono come cicale in un campo di grano, in una calda giornata di giugno.

Esempi concreti di tale mediocrità sono incarnati dai tanti paradossi della partecipazione che NAD non ha mancato di illustrare, in tutti questi anni. Elencarne alcuni, con chiara funzione didattica, può aiutare a capire di cosa parliamo:

  1. Per vincere occorre aggregare, dunque disgrego; 
  2. Serve partecipare, dunque non lo faccio; 
  3. Occorre praticare la democrazia, dunque la osteggio e agisco da monade minoritaria, possibilmente unitaria; 
  4. E’ fondamentale un cambiamento, dunque sostengo la conservazione; 
  5. Il cambiamento è fatica, dunque non aspetto che si compia, ma osteggio chi fatica per farlo compiere; 
  6. Odio il potere e per questo lo bramo; 
  7. Disprezzo i ruoli di potere ed inevitabilmente cerco di ottenerli; 
  8. La morale diffusa è deprecabile, per questo giudico gli altri e la pratico assiduamente; 
  9. L’ignoranza politica è un disvalore: ecco perché ne meno vanto; 
  10. Occorre abbandonare egoismi di ogni sorta e perciò tento in ogni modo di affermarmi individualmente. 

 

Questo breve decalogo della mediocrità politico forense può essere utilizzato come un breviario, una sorta di vademecum, utile a selezionare, a grandi linee, le caratteristiche tipiche della mediocrità, per quel che riguarda l’avvocatura italiana e la sua triste storia politica. Si tratta ovviamente di una sintesi, ma può orientare coloro che hanno difficoltà ad approcciarsi a ragionamenti più complessi.

 

 

 

Cosa c’entra la mediocrità con le istituzioni? Beh, è qualcosa che ha a che fare con la banalità. Uno dei tratti che caratterizza la Cosa Nostra Forense è la banale equiparazione della parte con il tutto. Si tratta ovviamente di mediocrità, ma in pochi riescono a comprenderlo. L’identificazione tra società e istituzioni, tra gruppi e complesso di strutture dominanti, è il sale del potere del regime dell’istitituzionalizzazione forense. La politica moderna concepisce l’istituzione come strumento di governo della società, fondata sulle leggi. La mediocrazia della Cosa Nostra Forense ha abolito il discrimine tra istituzioni e individui soggetti ad esse, facendo confluire il tutto nel calderone istituzionalizzato. Tutto è “istituzione”, la politica è divenuta istituzione, la politica libera, che lotta contro la Mafia Forense, è deontologicamente scorretta, è contro l’avvocatura, è contro le istituzioni, perché avvocatura ed istituzioni sono la stessa cosa.

Per i mediocri che popolano la mia categoria, questa banale operazione di approssimazione, è accettata senza riserve. Troppo stupidi, troppo ignoranti e troppo pavidi per capire che la dialettica tra corpi sociali e politici ed istituzioni, inclusa quella dello scontro, è fisiologica in qualsiasi aggregazione umana politicamente sana. Abbiamo così esaltato la banalità della Cosa Nostra, riportando tutto, persino lo scontro politico, nell’alveo di una dicotomia drogata:

  1. se sei per un diverso modo di condurre le istituzioni, sei contro le istituzioni; 
  2. se sei contro le istituzioni vai espulso dal sistema; 
  3. se sei contro le istituzioni verrai giudicato dalle istituzioni; 
  4. se le istituzioni violano le leggi che le regolano saranno esse a giudicarsi da sole; 
  5. mai osare uscire dalla mediocrità, perché le istituzioni non te lo perdoneranno mai. 

 

Dopo il decalogo della mediocrità, il pentagono dell’autoritarismo. Autoritarismo per mediocri, si badi, perché non c’è un solo avvocato che abbia letto qualche libro, che non riconoscerebbe la Mafia Forense come un complesso di istituzioni da operetta e se ne farebbe beffe.

Potrei scrivere molte altre cose, narrarvi di mirabolanti avventure, compiute da mediocri e da nobilissimi cavalieri, ma a volte ciò che è più importante va taciuto.

Avv. Salvatore Lucignano

 

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