COPIE DI CORTESIA (ovvero “ma mi faccia il piacere”)

28 settembre, 2019 | Autore : |

Circolano in queste ore le foto delle dichiarazioni di alcuni “volenterosi” magistrati, che rinunciano al deposito delle copie di cortesia degli atti già prodotti in via telematica.

Senza voler sminuire lo spirito collaborativo del dott. Bobbio e di alcuni suoi colleghi, non possiamo non notare come questa vicenda abbia un che di paradossale e che ad uscirne con le ossa rotte siano, ancora una volta, le istituzioni forensi.

Le famigerate copie di cortesia sono, infatti, l’antitesti – logica ed ontologica avrebbe detto la mia professoressa di filosofia del liceo – del processo telematico.

Da un lato il legislatore impone all’avvocato di combattere contro un macchinoso e malstrutturato sistema per rendere il fascicolo digitale e trasmetterlo in via telematica (Napster non ha insegnato nulla su come condividere file e neppure abbiamo imparato nulla dalle banche sugli accessi sicuri) e dall’altro i solerti magistrati della Repubblica rendono di fatto obbligatoria la produzione della medesima documentazione in formato cartaceo.

Ricordo ancora una condanna alle spese per un importo decisamente elevato (mi pare €5.000) che il Tribunale di Milano ebbe a pronunciare proprio per il mancato deposito della copia di cortesia.

Alla faccia della cortesia …

Tra le due posizioni avrebbe dovuto inserirsi l’avvocatura, che avrebbe dovuto pretendere il rispetto della norma e l’arretramento della pretesa dei magistrati.

Avrebbe dovuto essere una battaglia di civiltà e di rispetto, che sarebbe servita a rammentare a molti magistrati di essere servitori dello Stato e sottoposti alla legge e non un’alternativa alle scelte del parlamento, per di più contraddistinta da una pretesa superiorità morale.

Partendo dalla lotta alla copia di cortesia, si sarebbe dovuto bloccare sul nascere il davighismo imperante negli organi della giurisdizione.

L’avvocatura e le sue istituzioni apicali, invece, si sono ancora una volta dimostrare prone al potere dei giudici, con il solito squallido atteggiamento servile, che ormai da un trentennio ne limita l’azione professionale e la forza politica.

Resterebbe da capire, more solito, quale sia stato e quale sia il prezzo riscosso dai nostri vertici istituzionali per un tanto bavoso atteggiamento.

#avantiNAD
#nonabbiamoalternative

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