CONGRESSO NAZIONALE DI CATANIA 2018. LE INFINITE PECCHE DELLO STATUTO OCF.

4 giugno, 2018 | Autore : |

 

A Rimini 2016 gli avvocati italiani furono ingannati. Vi venne detto che con il superamento di OUA avreste finalmente avuto una rappresentanza politica nazionale, forte, autorevole, celere nell’agire. Gli uomini che lo dissero hanno lasciato passare un anno intero prima di cominciare anche solo a far muovere il nuovo organismo, l’OCF.
Lo statuto di questo organismo prevede che i componenti siano eletti su base distrettuale. E’ un altro schiaffo alle promesse. Gli avvocati italiani hanno bisogno di rappresentanti nazionali, votati sulla base di programmi politici presentati prima del Congresso e discussi a Congresso. Gli avvocati italiani devono potersi scegliere un governo, con meccanismi elettorali che assicurino vicinanza e rispondenza degli eletti ai propri bisogni, alle proprie priorità politiche, non a quelle dei vertici.

L’attuale assetto politico ed istituzionale dell’avvocatura italiana è autoritario ed asfittico. I meccanismi elettorali che consentono l’invio di personaggi in cerca di gettoni o rimborsi nelle istituzioni nazionali non permettono di selezionare una classe politica, non offrono indicazioni per la riconoscibilità dell’attività dell’eletto, non pongono l’eletto in un rapporto di rappresentanza con l’intero territorio nazionale.

Un rappresentante di OCF eletto a Napoli non deve rimanere a Napoli, continuando a fare le sue beghe, le tresche, gli inciuci, per affermare un suo ruolo all’interno del Foro di Napoli. Il rappresentante di OCF eletto a Napoli deve passare tre anni fuori da Napoli, andando in giro per l’Italia, a Cagliari, a Trento, a Ragusa, ad Aosta, mettendosi a disposizione dell’intera avvocatura italiana, spiegando, parlando, ascoltando.

Fino ad oggi abbiamo sempre eletto negli organismi politici e istituzionali nazionali dei piccoli uomini. Pensiamo in grande, pensiamo finalmente da avvocati.

 

Tutto l’impianto politico e istituzionale dell’avvocatura italiana ruota attorno ad una dimensione feudale. Il Foro, il Consiglio dell’Ordine, al massimo il distretto, con accordi tra Consigli, magari con spartizioni e rotazioni tra le cariche, agiscono come feudi locali, piccoli borghetti medievali, senza alcuna ambizione o vocazione a costruire una rappresentanza nazionale. In questi anni è sempre mancata la volontà di eleggere un vero e proprio governo degli avvocati. I sistemi elettorali scelti per le elezioni dei rappresentanti politici nazionali non hanno mai previsto collegi ampi, che portassero i candidati a confrontarsi nei territori, a sfidare le distanze, dimostrando capacità dialettiche, vis oratoria, cultura politica, preparazione e conoscenza delle problematiche di una vasta fetta di popolazione forense.

 

Tutto è stato sempre congegnato perché negli organismi nazionali giungessero dei piccoli personaggi locali, con una visione limitata, con idee oscure e capacità tutte da dimostrare. Pensare una rappresentanza nazionale dell’avvocatura vuol dire rivoluzionare gli assetti che oggi la limitano, scegliere dei leader nazionali, che ambiscano a rappresentare tutti gli avvocati italiani e non solo una piccola parte di essi. Occorre capovolgere l’atteggiamento, mettendo al centro non il potere ed il feudo, ma gli avvocati e l’avvocatura italiana.

 

Avv. Salvatore Lucignano

Segretario Nazionale NAD

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