IL DISCREDITO DEI CREDITI

29 ottobre, 2018 | Autore : |

Si avvicina la fine dell’anno e, come al solito, i Colleghi sono alla disperata caccia dei preziosi “crediti”, necessari per assolvere l’obbligo formativo.
Quello della “formazione” è un tema spinoso e risalente nel tempo.
Come accade per molte questioni che coinvolgono l’avvocatura, se ne parlava già negli anni ’80 ipotizzando l’istituzione di scuole di formazione. È solo con gli anni ’90,  con l’ approvazione del codice deontologico, che si assiste alle prime disposizioni contenenti seppur vaghi richiami al dovere di aggiornamento professionale.
Perché la formazione obbligatoria trovi disciplina effettiva occorrerà attendere  l’art. 11 della L. 247/2012 e successivo regolamento n. 6/2014.
Non è chi non veda come gli obiettivi che la normativa in tema di formazione si prefiggeva siano stati completamente traditi.
La formazione si traduce in una imposta partecipazione a convegni la maggior parte dei quali, se non fosse per l’obbligatorietà del credito, sarebbero deserti.
Il sistema dei crediti ha contribuito ad accrescere, gonfiandoli, i numeri delle associazioni che organizzano convegni gratuiti per i propri iscritti. Numeri che poi si sgonfiano clamorosamente in occasione della partecipazione all’attività associativa in senso stretto.
Il mercato della formazione è ormai vastissimo. Dai classici convegni, alle piattaforme on line, agli aperitivi formativi, alle crociere formative, alle rappresentazioni teatrali e cinematografiche etc.
La medaglia d’ oro in materia spetta, come spesso accade, al Foro Romano dove, nel 2017, il coa deliberava  di riconoscere crediti formativi in deontologia per i colleghi che avessero partecipato alla manifestazione “Noi Professionisti”.
Ovviamente ciò non avviene ovunque. Ma il solo fatto che un sistema, per come concepito, consenta simili storture, dovrebbe indurci a riflettere sulla funzionalità e adeguatezza dello stesso rispetto allo scopo che si prefigge.
Quella per il superamento di una formazione legata al sistema dei crediti è una delle battaglie storiche di NAD.
Il sistema dei crediti formativi, oltre ad aver manifestato una evidente inidoneità a certificare alcunché in termini di preparazione, rappresenta un istituto contra legem.
Sotto il primo profilo come possa la mera presenza fisica ad un evento formativo fornire prova dell’apprendimento dei contenuti dello stesso, non è dato sapere. La permanenza in aula, certificata – quando va bene – da firme in entrata e uscita o dalla strisciata elettronica del badge, non può davvero consentire di verificare l’effettività dell’attività di studio e aggiornamento. Un obbligo di aggiornamento tramite acquisizione di crediti che, si badi, viene meno con il raggiungimento dei 25 anni di iscrizione all’albo o dei 60 anni di età. In ossequio al consueto principio secondo cui l’anzianità di servizio, in Avvocatura, garantisce professionalità, preparazione, aggiornamento etc. Quanto tale previsione sia ridicola e quanto getti discredito sull’intera categoria è così scontato da non meritare nemmeno commenti di sorta.
La legge professionale n. 247/2012, all’art. 11 comma 3 prevedeva che il Cnf dovesse individuare modalità e condizioni per l’assolvimento dell’obbligo formativo superando l’attuale sistema dei crediti. La previsione è stata completamente disattesa posto che il regolamento del Cnf adottato nel 2014 individua il credito formativo come “unità di misura del carico di studio e impegno necessario per l’assolvimento dell’obbligo di formazione”. Il regolamento, dunque, lungi dal superare il sistema dei crediti, si limita a riproporlo, seppure riveduto e corretto. Veste nuova, dunque, ma sostanza inalterata.
È di tutta evidenza, pertanto, come la previsione regolamentare sia illegittima.
Delle due l’una. O il rispetto dell’obbligo formativo viene assolto con serietà ed il suo adempimento verificato tramite serie valutazioni di idoneità periodiche o si consente che il singolo professionista ottemperi al dovere di aggiornamento motu proprio.
È giunta l’ ora di mettere la parola fine ad un sistema “formativo” che impone inutile “forma” senza garantire alcunché nella “sostanza”.
Occorre mettere al centro l’obiettivo di una formazione effettivamente conseguita indipendentemente da ogni veste formale volta ad appiattire il merito del singolo. Una formazione che pone sullo stesso piano ogni professionista, purché presenzi ad un evento, è una formazione che nulla garantisce.
Coerentemente con la posizione appena espressa ai convegni di NAD non si distribuiscono crediti. Ciò determina che il pubblico presente ai nostri eventi sia in sala in quanto realmente interessato ai temi trattati con il risultato, scontato, di una formazione che risulterà sì davvero efficace ed effettiva.
NAD si batterà ad ogni livello perché il mercato dei crediti possa presto avere fine e perché gli avvocati possano godere di un sistema formativo moderno, efficace e che offra precise garanzie di serietà.

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