BIG DATA E MODELLI DI SVILUPPO

28 Agosto, 2017 | Autore : |

Big data analysis.

Se ne parla pochissimo all’interno dell’avvocatura italiana, eppure l’esplosione del fenomeno sta mettendo in crisi settori consolidati del diritto, come ad esempio la privacy, e creando nuove modalità operative per chi voglia intercettare domande e valore. I big data sono essenzialmente flussi di informazioni provenienti dalle fonti più disparate, capaci – se analizzati e classificati con perizia – di fornire all’osservatore precise chiavi di lettura per interpretare la bulimia di informazioni che caratterizza la contemporaneità. 

Questo mare di informazioni, apparentemente prive di senso ed incapaci di generare valore, sono in realtà utilizzabili per valutare tendenze sociali, evoluzioni e richieste di prodotti e servizi e nascondono dunque un tesoro di cui molti tentano di impossessarsi. Mentre aumenta a dismisura la classificazione dei profili, dei gusti, degli acquisti di tutti gli utenti e consumatori che riescono ad essere registrati nei contenitori di dati, l’IOT (Internet of things) si prepara a sovvertire definitivamente il concetto di oggetto, proiettando l’intera umanità nella civiltà degli avatar.

 

I progetti di smart cities più avanzati, tra cui Singapore e Barcellona, prevedono già che l’amministrazione dei centri di connessione e scambio  fondamentali per la vita delle comunità locali sia affidata in parte all’analisi dei big data. Le carte elettroniche che governano i rapporti tra cittadini ed amministrazione elaborano continuamente strategie di miglioramento basate sui big data, ottimizzando molteplici processi di gestione, da quelli legati agli orari degli uffici alla periodizzazione degli innaffiatoi per le aree verdi, per non parlare dell’organizzazione dei mezzi di trasporto, basati su studi sempre aggiornati delle effettive esigenze di mobilità degli utenti.

 

L’economia on demand si nutre sempre più di processi di analisi contingenti, che intercettano flussi e tendenze di breve periodo, ne massimizzano il valore di mercato, per poi riconvertirsi in settori che prospettano nuovi e più appetibili margini di profitto. I modelli statici di imprenditorialità, che non si adeguano all’osservazione delle realtà di massa e dell’apparente caos che le caratterizza, cedono il passo a chi è in grado di leggere tali realtà.

 

I big data rivestono così un’importanza decisiva per arginare le perdite di valore generate dalle crisi settoriali e sistemiche, come quella che in Italia vive l’avvocatura di massa. I processi di riconversione capaci di intercettare valore non possono prescindere dalla comprensione delle tendenze sociali che circondano il fornitore di servizi. Elementi come il marketing, la scelta del settore a più alto rendimento, la capacità di trasformare background culturali perdenti in basi per la fornitura di prestazioni a più alto valore aggiunto, finisce con il soppiantare la stessa formazione tecnica, come fattore in grado di generare ricchezza. In altri termini, capire cosa e a chi offrire, può fare la differenza tra un modello operativo redditizio ed uno perdente, più ancora di quanto non possano le asfittiche e statiche abilità operative, slegate dalla comprensione delle richieste dei gruppi sociali in cui si opera.

 

L’accesso ai big data diventerà dunque sempre più importante per differenziare operatori in grado di realizzare valore, perché in assenza della comprensione di questo fenomeno, diventerà sempre più difficile operare in modo proficuo per periodi medio lunghi.

 

La comprensione del presente articolo darà diritto ad un credito formativo in materia ludica.

 

Avv. Salvatore Lucignano

 

 

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