UN NUOVO, VECCHIO NUNZIO LUCIANO SI ISCRIVE A NAD

5 Giugno, 2017 | Autore : |

 

Lo studio del presente articolo darà diritto a due crediti formativi in materia obbligatoria.

 

Rapporto Censis 2016: il 60% degli avvocati italiani consider la situazione molto o abbastanza critica sotto il profilo della sussistenza economica.

Nunzio Luciano vuole iscriversi a NAD. Si, sono queste le conclusioni a cui sono giunto oggi, dopo aver ascoltato e visto l’intervento che ha tenuto il 5 maggio scorso, al Congresso giuridico degli Ordini Forensi del Triveneto.

No, la provocazione ovviamente è un falso, inserita nel titolo giusto per generare attenzione da parte dei nostri lettori. Il Presidente della Cassa di Previdenza Forense non si iscriverà a NAD, ma il 5 maggio ha tenuto un intervento finalmente interessante, diverso, di accresciuto spessore politico, che mi ha sinceramente colpito.

Intendiamoci, l’intervento contiene luci ed ombre, ma segna una indiscutibile evoluzione nell’esternazione del Presidente di Cassa Forense e dato il credito di cui Luciano gode all’interno della politica forense italiana, questa evoluzione rappresenta per me e per NAD un elemento di cui tenere conto.

 

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Mi ha subito colpito, guardando l’intervento, un atteggiamento diverso da quello che solitamente il Presidente ha nei suoi intertenti pubblici. Potrà essere una mia erronea sensazione, ma mi fido di questa percezione. Non è un caso che il primo tema toccato abbia riguardato il numero degli avvocati ed il boom dell’avvocatura di massa.

 

1. “GLI ORDINI HANNO FATTO ENTRARE TANTI GIOVANI NEL SISTEMA PER FARSI VOTARE.” 

 

E’ la prima volta che un rappresentante apicale dell’istituzionalizzazione forense italiana ammette pubblicamente che il boom dell’avvocatura di massa è stato generato dall’atteggiamento famelico dell’Ordine Forense verso le nuove leve, considerate come elettori da acquisire. Certo, il Presidente della Cassa Forense non lo dice con la nettezza di NAD, ma lo dice ed è un dato nuovo, nel dibattito politico forense italiano. Anche la parola “autocritica”, così distante dal lessico del regime dell’istituzionalizzazione forense, contribuisce a segnare la novità del discorso.

Per la prima volta il sistema riconosce di aver alimentato la propria devastante bulimia.

 

 

2. L’AVVOCATURA DI MASSA NON PUO’ REGGERE IL MERCATO. 

 

 

Ci sarà una riduzione fisiologica, diventeremo 150 mila, poi 120 mila…” Cit. Nunzio Luciano.

E’ un’affermazione finalmente onesta, per certi versi coraggiosa, visto il contesto in cui è stata pronunciata. I processi di concentrazione dell’operatività e di restrizione del contezioso, principale fonte di sostentamento degli avvocati italiani, che operano in studi ancora monopersonali e legati al contenzioso come principale fonte di reddito, porteranno fatalmente ad una diminuzione degli avvocati in Italia.

Il problema è che una politica di accesso regolata, per il futuro, consentirebbe una diminuzione del numero “governata”, che riqualificherebbe e rilancerebbe economicamente la professione, ma questo il Presidente di Cassa Forense non lo dice, non si spinge oltre la denuncia del problema, non ha il coraggio di indicare la soluzione.

 

 

3. LA DEONTOLOGIA NON PUNISCA PIU’ GLI OPPOSITORI, MA I LADRI E I FARABUTTI. 

 

E’ stato un altro passaggio innovativo del discorso di Luciano. In passato, in moltissime occasioni si era dedicato alla mia persona (è un mio attentissimo osservatore, peraltro ricambiato, anche io studio attentamente il mio avversario), chiedendo l’espulsione dal sistema verso chi criticava le istituzioni forensi. Il 5 maggio invece ha compiuto una scelta diversa: ancorare la mancanza di credibilità dell’avvocatura al mancato funzionamento della deontologia, che non punisce i ladri e i farabutti. Un cambio di prospettiva importante, che sicuramente vede NAD assolutamente concorde. Senza una deontologia credibile l’avvocatura non è credibile, ma la deontologia in Italia non funziona… proprio perché chi dovrebbe farla funzionare, ovvero la componente istituzionale dell’avvocatura, fa politica e non vuole inimicarsi gli elettori. Anche questo il Presidente non l’ha detto, anche se sono sicurissimo che lo sappia e lo pensi, molto bene.

 

4. SENZA FORMAZIONE DI QUALITA’, INNOVATIVA, E’ IMPENSABILE PARLARE DI “FORMAZIONE”. 

 

Anche qui, poche parole da spendere. O gli avvocati si formano in materie settoriali, a grande valore aggiunto, laddove possono espletare prestazioni non replicabili e non aggredibili da altre categorie, oppure, se si limitano a fare “diritto” in modo classico, sono morti. Questo perché il diritto degli anni 80 non tornerà mai più e ci avviamo verso un modello sempre più ostile all’artigiano del diritto e sempre più a misura di impresa intellettuale mista, con capitali, tecnologie, multifunzionalità ed alta specializzazione degli operatori incaricati di gestire i leading cases, portatori di pronunce nomofilattiche.

 

5. L’UNITA’ POLITICA E’ MINATA DAI FEUDI ORDINISTICI ED ASSOCIATIVI. 

 

Ebbene si, l’ha detto. Cosa resta da aggiungere? Semplice, che manca il coraggio di aderire alla proposta ed alla visione di NAD, perché uno di quei feudi è la Cassa Forense. Una terra, un Re. Una categoria, un governo, un parlamento nazionale. Tutto il resto è caos ed insignificanza. Nunzio Luciano questo lo sa, ma ovviamente non lo può dire…

 

 

LE NOTE DOLENTI. 

 

Il solito pistolotto sul welfare attivo, sull’assistenzialismo pagato dai colleghi, sul potere di “sfoltimento e pulizia dell’albo” operato con la leva previdenziale. Francamente questo è stato l’aspetto peggiore del discorso di Luciano, ricaduto nel vecchio vizio di pensare che gli tocchino ruoli che invece non gli competono. Pericolossissimo affermare che i falsi avvocati sono stati spinti alla cancellazione per via del pagamento dei contributi previdenziali, che restano peraltro esosi, illegittimi ed incostituzionali. Pericoloso e sbagliato, perché quei contributi illegali stanno spingendo a cancellarsi non solo i falsi avvocati, ma anche e soprattutto i giovani, i deboli, le donne.

In altri termini, questa selezione colpisce i deboli e non i furbi.

 

Fonte: rapporto Censis 2016.

Solo 6,4 avvocati su 100, in una domanda a risposta multipla, hanno parlato dell’avvocatura come di una professione con redditi appetibili. La povertà, l’inedia dell’avvocatura massificata è il vero problema della nostra professione. I contributi previdenziali insostenibili sono un aggravamento del problema, non una soluzione.

 

 

BREVI CONSIDERAZIONI FINALI. 

 

Senza NAD, senza la dialettica aspra che NAD sta imponendo all’avvocatura italiana, questo intervento non ci sarebbe mai stato. NAD sempre più sta spingendo pezzi del sistema a prendere coscienza della crisi irreversibile in cui è precipitata l’avvocatura e la cupola dell’istituzionalizzazione forense. Luciano forse comincia a comprendere, per la prima volta e grazie a NAD, che il modello autoritario incarnato dal sistema ordinistico è fuori dalla storia, è fallito, ha distrutto la categoria, precipitandola sotto una montagna di malaffare e corruzione.

E’ un primo passo, ma non è credibile senza azioni concrete, che tocchino in primo luogo la Cassa Forense. La Cassa infatti è parte integrante di questa cupola e non sta facendo nulla per emendare se stessa. Il Presidente Luciano è chiamato a dare risposte, che non possono sempre venire fuori dai bandi, dal welfare attivo, dall’elusione dei problemi e delle prospettive che NAD sta ponendo alla società ed all’avvocatura italiane. Sul tavolo ci sono le nostre richieste, che la Cassa Forense farebbe bene ad accettare, comunicandoci gli esiti delle proprie decisioni al più presto:

 

1. NO TAXATION WITHOUT REPRESENTATION.
Estensione dell’elettorato attivo e passivo a tutti gli iscritti all’albo, per l’elezione dei delegati alla Cassa Forense;

2. MASSIMA TRASPARENZA, OLTRE LA LEGGE.
Pubblicazione dei verbali delle riunioni dei delegati, delle delibere, dei risultati delle votazioni all’interno del Comitato dei Delegati della Cassa Forense;

3. ISTITUZIONI ESEMPLARI, PER RIDARE AUTOREVOLEZZA.
Approvazione di una delibera che riporti le indennità ed i gettoni previsti dalla Cassa Forense per i delegati al livello precedente all’ultimo aumento, deciso pochi mesi fa.

4. UN DIVERSO SISTEMA PREVIDENZIALE E’ POSSIBILE.
Creazione di una commissione di studio interna a Cassa Forense, per l’analisi di un diverso sistema previdenziale, basato su:

4.1. progressività e proporzionalità della contribuzione;
4.2. revisione dei privilegi abusati dalle generazioni precedenti, oggi chiamati erroneamente diritti quesiti.

Attuazione di ogni misura politica volta ad estendere questo tema all’intera previdenza italiana, oltre quella forense.

 

 

 

Se il Presidente Nunzio Luciano non saprà dare risposte convincenti alle nostre istanze, non potrà diventare socio di NAD. 

 

Se invece vorrà redimersi, e cominciare a ragionare di una diversa previdenza e di una Nuova Avvocatura Democratica, anche la sua anima potrà FORSE essere salvata.

 

Avv. Salvatore Lucignano

 

 

 

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