STORIA DELLE BANDE NERE

7 settembre, 2018 | Autore : |

Due anni fa OUA moriva e nasceva OCF. L’avvocatura italiana veniva truffata dalla Cosa Nostra Forense. I padrini della nostra professione raccontavano, ad una platea di delegati congressuali povera di spirito e connivente, che OUA non potesse essere il governo politico della categoria. Nulla di più falso. In realtà Rimini doveva impedire che un soggetto non dominato dal sistema ordinistico desse fastidio al sistema. OUA dunque moriva perché potesse nascere un fantoccio, ancora più manovrabile, sia dagli Ordini circondariali, sia dal Consiglio Nazionale Forense.

E’ accaduto proprio questo. Il CNF, dopo la fine di OUA, ha potuto esercitare il proprio strapotere senza alcun ostacolo. Persino la flebile opposizione di OUA alle scelte autoritarie ed illegali del CNF dava noia e si è provveduto ad accentrare nel sistema ordinistico tutto il potere, costruendo un organismo irrilevante, che non fiatasse, ma fosse legato al CNF da vincoli di vassallaggio, dipendenza economica, subordinazione operativa. La storia di OCF conta solo due anni di vita, ma è una storia ben triste ed irrilevante. Lungi dall’essere quella rivoluzione politica che tanti promettevano, capace di far fare un decisivo scatto in avanti alla nostra rappresentanza, OCF è stato un fallimento annunciato, una duplicazione inutile di attività e competenze insensate. Oggi l’assetto politico istituzionale dell’avvocatura italiana è totalmente inservibile e le responsabilità sono di chi ha voluto prima la Legge Professionale Forense, poi i disastri statutari e regolamentari venuti dopo.

Il Congresso Nazionale Forense non è diventato organo permanente, ma viene esautorato dopo la tre giorni congressuale, che è più un happening, una gita tra colleghi, che un vero luogo di elaborazione politica e normativa.

OCF è costantemente offuscato dal ruolo politico del CNF, che incontra Ministri, Parlamentari, suggerisce leggi, detta l’agenda politica dell’avvocatura, ma continua a raccontare a 242 mila finti giuristi la menzogna della propria “rappresentanza istituzionale”, senza che quasi nessuno squarci il velo di ipocrisia che circonda l’operatività politica degli apicali di Via del Governo Vecchio.

Gli Ordini circondariali continuano a fare politica e sindacato, elargiscono prebende, si pongono come rappresentanti di prima istanza nei confronti della classe, contribuendo a rendere assurda ed incomprensibile la duplicazione di ruoli con il Congresso e i congressisti eletti, dato che molte volte (oserei dire quasi sempre), essi finiscono con il coincidere in larga parte con quelli indicati e “portati” dai Consiglieri dell’Ordine più forti nel singolo Foro.

Io ho combattuto aspramente perché tutto ciò non avvenisse. Ho denunciato per tempo che a Rimini, nel 2016, si consumava una vicenda sceMografica, ma niente affatto risolutiva dei nostri bisogni di rappresentatività e rappresentanza democratica unitaria. Purtroppo ho constatato l’assoluta impopolarità delle mie tesi ed il trionfo di una visione incentrata sull’esaltazione delle nostre istituzioni.

Naturalmente ciò non costituisce motivo per smettere di lottare, riflettere ed illustrare, agli avvocati ed alla società italiana, il profondo dramma culturale e politico che vive la mia professione. E’ un mio preciso dovere morale e continuerò a portare avanti questo impegno, che per me ha ormai assunto una connotazione di naturalezza nel modo di vivere le mie giornate di studio e lavoro.

Il video che ripropongo è di difficile comprensione per la media degli avvocati italiani, non abituati alle analisi approfondite sul nostro assetto normativo. Ciò nondimeno appare assai importante che i documenti della nostra storia politica vengano studiati dai colleghi, anche per analizzare, nella giusta prospettiva storica, ciò che è accaduto, senza lasciarsi schiacciare dalla retorica e dal populismo istituzionalizzato della Cosa Nostra Forense.

Avv. Salvatore Lucignano

 

 

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