#lacassachevorrei – programma elettorale

29 luglio, 2018 | Autore : |

ELEZIONI PER IL RINNOVO DEL
COMITATO DEI DELEGATI DI CASSA FORENSE
tornata 2018

Nuova Avvocatura Democratica ha fatto, sin dalla sua nascita, della battaglia per una previdenza forense equa e sostenibile, una delle sue “missions” principali.
L’impegno dispiegato sul punto, già nella metodologia applicativa, si caratterizza come un unicum in termini di metodo e modalità.
I vari progetti che si propongono ai colleghi si atteggiano, di fatto, a comitati elettorali, che intensificano l’azione in prossimità delle varie tornate per poi andare in quiescenza in periodi lontani dalle elezioni.
NAD, sin dalla sua nascita, ha costantemente agito per superare questa impostazione, dispiegando un impegno concreto e costante, connotato da una radicale visione riformista del sistema, visione talmente condivisa da Nuova Avvocatura Democratica da trovare albergo in salienti disposizioni statutarie dell’associazione.
A quelle che sono le “dichiarazioni d’intenti” statutarie, corrisponde in toto un impegno che si è caratterizzato con:
1) forte attività di vigilanza e critica sulle scelte di investimento di Cassa Forense;
2) la costante azione finalizzata all’applicazione di una contribuzione strettamente legata al reddito, svincolata da minimi inderogabili, in minima parte fatta propria da Cassa Forense con l’abolizione della soglia minima per l’integrativo;
3) richiesta di riconoscimento della legittimazione elettorale passiva a tutti i contribuenti al sistema, in virtù del consolidato diritto basilare democratico: chi contribuisce al sistema non può essere limitato nella possibilità di sottoporsi alla fiducia dei colleghi, superando il requisito dell’iscrizione almeno quinquennale per l’eleggibilità al Comitato dei Delegati;
4) massima trasparenza nella pubblicazione dei verbali di riunione di tutti gli organi istituzionali di Cassa Forense e di ogni delibera od atto, elemento fondamentale per innescare circuiti virtuosi di rappresentanza che consentano al votante una scelta quanto più possibile consapevole in occasione delle varie tornate elettorali.
Da questo nucleo di base si sono sviluppate, in questi mesi, varie elaborazioni che si caratterizzano come veri punti di svolta per la costruzione di una previdenza forense finalmente equa e sostenibile.

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#puntodisvolta1:
Introduzione di una contribuzione previdenziale strettamente proporzionale al reddito effettivamente prodotto dall’avvocato e progressiva
Per il sostegno dell’insieme delle misure erogate da Cassa agli iscritti, la gestione, fatte salve le agevolazioni previste per i primi anni d’iscrizione, comporta un onere minimo per ogni singolo partecipante pari ad € 2.815,00 per il contributo soggettivo, oltre integrativo in proporzione a quanto fatturato e maternità, da determinarsi anno per anno. Detta modalità di contribuzione, slegata da una proporzionalità col reddito effettivamente conseguito, comporta una grave iniquità a carico dei percettori di redditi più bassi.
Appare, pertanto, evidente, la necessità di prevedere l’applicazione di una contribuzione che sia legata al reddito in maniera rigorosamente proporzionale, progressiva, senza la previsione di alcun tetto minimo di contribuzione, da superarsi anche per il contributo soggettivo, attesa la grave situazione di crisi economica nazionale, crisi che ha inevitabilmente colpito anche gli avvocati.
Basti analizzare i dati pubblicati nel consuntivo 2017 dalla stessa Cassa Forense, dai quali si evince che quasi 80.000 (!!!) avvocati non superano i 10.300,00 euro di reddito annui (pagina 57 del bilancio consuntivo di Cassa Forense 2017).
Detta misura si evidenzia come necessaria anche per porre fine ad una odiosa selezione su base meramente censitaria dei componenti la categoria. Mai più cancellazioni per impossibilità di sostenere la contribuzione previdenziale. Mai più iscrizioni procrastinate per l’impossibilità di sostenere il peso degli oneri previdenziali. NAD vuole, pretende che nell’avvocatura il focus sia posto sui meriti di chi ne fa parte od ambisce a farne parte, ricostruendo il prestigio di un corpo sociale intermedio fondamentale che non può ESSERE al di fuori di una dimensione elitaria prettamente meritocratica.
Su detto punto, NAD ha curato la convocazione di assemblee degli iscritti presso i CC.OO.AA. di Napoli, Nola, Reggio Calabria.

Gli iscritti, in tutte le elencate occasioni, hanno espresso una chiara volontà di adesione al principio di stretta proporzionalità della contribuzione al reddito prodotto. In tutti i casi elencati, i delegati uscenti hanno votato contro la mozione per l’introduzione dei minimi legati al reddito o si sono astenuti. Detta circostanza concretizza una chiara e grave responsabilità in capo al CDD uscente che avrebbe dovuto, anche in adesione a quanto emerso dalle assemblee, costruire un percorso che preparasse l’approdo alle riforme richieste.
Alcuna traccia v’è nell’attività del CDD uscente finalizzata ad introdurre i principi esposti. E’ evidente, pertanto, una mancanza di volontà nella direzione indicata da migliaia di colleghi. Detta mancanza di volontà costituisce senz’altro una grave e precisa responsabilità politica del CDD uscente, di fatto lontano anni luce dalle esigenze reali della maggioranza dei colleghi.
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#puntodisvolta2
No taxation without representation
Col sistema attuale, la legittimazione elettorale passiva per l’elezione al Comitato dei Delegati matura decorsi cinque anni di iscrizione a Cassa Forense.
NAD ritiene che detta limitazione sia del tutto intollerabile e contraria ai più elementari diritti soggettivi politici. E’ del tutto aberrante un sistema che preveda di addossare una contribuzione ad una fascia della comunità di riferimento, limitando la stessa nella partecipazione alla costruzione delle linee di indirizzo e decisione riguardanti la comunità stessa. Questo accade in Cassa Forense e questo non deve più accadere con l’estensione all’intera platea dei contribuenti della legittimazione elettorale passiva.
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#puntodisvolta3
Una Cassa al servizio degli iscritti. Dimezzamento dei compensi e dei gettoni.
Aldilà della retorica vacua che ha portato negli ultimi anni esponenti apicali di Cassa Forense ad affermare una vicinanza alle difficoltà evidenti della categoria, NAD ritiene che detta vicinanza debba essere concretizzata con l’immediato dimezzamento di compensi e gettoni di consiglio d’amministrazione e comitato dei delegati. Una misura che testimoni concretamente la volontà di ricostruire un rapporto ormai interrotto fra i vertici e gli iscritti alla gestione previdenziale.
Molto grave politicamente appare, in particolare, la delibera del dicembre 2016 che ha addirittura incrementato compensi e gettoni per i titolari di cariche in Cassa Forense.
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#puntodisvolta4
Mai più soldi degli avvocati per le associazioni di “amici degli amici”, ordini e comitati pari opportunità.
NAD, sola in Italia, ha denunciato il gravissimo malcostume, inaugurato in Cassa Forense con la retorica del “welfare attivo” (da noi ribattezzato “c-attivo”), dell’ideazione di bandi per “lo sviluppo economico dell’avvocatura”, con fondi, di fatto, destinati in toto alla filiera di supporto dell’attuale “establishment” ordinistico.
NAD ritiene che la mission centrale di Cassa Forense debba essere quella di erogare le migliori prestazioni previdenziali ed assistenziali possibili al minor costo possibile per gli iscritti.
L’erogazione di contributi per milioni di euro ad associazioni ed istituzioni ordinistiche deve cessare in toto. Mai più un solo euro degli iscritti dovrà essere distratto per mere finalità di consolidamento del potere degli attuali padroni del sistema ordinistico. Che queste risorse siano integralmente devolute alla doverosa e necessaria campagna di decontribuzione e riforma da porre in essere.
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#puntodisvolta5
Un vero supporto alla genitorialità. L’indennità per la genitorialità.
L’indennità di maternità, ad oggi, è declinata in maniera tale da ignorare del tutto casi di avvocati di sesso maschile mono reddito, rendendo di fatto impossibile per l’iscritto, in casi del genere, l’accesso alla misura di sostegno alla genitorialità. NAD ritiene che debba essere estesa la possibilità di accesso all’indennità di maternità/genitorialità ai colleghi monoreddito di sesso maschile.
Che detta misura diventi un vero sostegno per le famiglie, supportandole nella magnifica esperienza della genitorialità.
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#puntodisvolta6
Chiudere il libro dei sogni. Costruire una realtà solida. Dal retributivo al contributivo. Revisione dei trattamenti pensionistici regalo.
Il sistema è ad oggi schiacciato sotto il peso di privilegi provenienti dal passato e promesse previdenziali gravose e non credibili.
L’azione a tenaglia di questi due fenomeni ha generato una contribuzione che si sta caratterizzando quale insostenibile per una larga fascia di avvocati, provocando migliaia di cancellazioni per “inedia previdenziale”.
L’attuale assetto, dunque, è platealmente insostenibile in conseguenza della sua configurazione su numeri smentiti in maniera eclatante dall’andamento dei redditi degli avvocati, con la generazione di un duplice effetto recessivo, produttore di un avvitamento ad oltranza le cui conseguenze possono essere catastrofiche:
→ sottrazione alla platea dei contribuenti di quote di reddito eccessivo, con conseguente sottrazione delle stesse da investimenti strutturali e di innovazione degli studi legali, con inevitabile effetto causante in termini di inadeguatezza delle strutture e dei “saperi” che le stesse dovrebbero “manutenere”;
→ estromissione dalla platea dei contribuenti di professionisti su base meramente censitaria e tendenzialmente insensibile alla corretta parametrazione degli effettivi meriti, con conseguente sottrazione di una quota di ipotetici contribuenti sulla cui sopravvivenza in termini di capacità di gettito si è disegnato il futuro dell’ente.
Dai dati in evidenza a consuntivo 2017, dei “pilastri” del sistema (i contribuenti, gli avvocati), quasi centomila sembrano aver ceduto o sul punto di cedere. Quale edificio può mai restare in piedi dal momento che quasi metà dei suoi pilastri di sostegno crolla? Di quale sostenibilità, in un caso del genere, si può parlare?
E’ evidente un’impostazione “diabolica” nel senso più profondo del termine (diavolo dal greco: “dia” attraverso “ballo” metto. Propriamente, separare, metter in mezzo, frapporre una barriera, creare fratture), tendente a “scindere” l’avvocatura degli istituzionalizzati da quella indipendente ed autonoma, da mettere all’angolo anche attraverso selvaggi meccanismi di selezione realizzata su basi meramente censitaria.
Al fine di ricollegare il sistema alla realtà, appare indispensabile: passare al sistema contributivo integrale, misura che renderebbe credibili e realistiche, in quanto sostenibili, le promesse previdenziali. Ulteriore effetto virtuoso sarebbe la consequenziale riduzione della pressione contributiva (promesse realistiche = riduzione delle esigenze di carico per ottenere l’equilibrio attuariale).
Alla riduzione della pressione contributiva corrisponderà un miglioramento dei redditi di categoria, con l’inevitabile incremento del delta di risorse da impiegare nel miglioramento degli studi legali sia in termini materiali che di know how immateriale, con l’innesco di un effetto positivo in termini di maggiore produttività e consequenziale ampliamento del gettito contributivo.
Ulteriore stock di liquidità per centrare l’obiettivo di una “decontribuzione sostenibile” deve essere reperito dalla revisione al ribasso dei trattamenti pensionistici non supportati da un’adeguata contribuzione nell’eventuale quota superiore alla somma di € 4000,00 lordi mensili, riducendo e se del caso azzerando detta quota se non maturata in base a metodo di calcolo contributivo. La somma di 4000,00 euro mensili appare più che congrua al fine di garantire una quiescenza più che dignitosa.
Detta riforma è senz’altro da ritenersi aderente al cd. principio costituzionale di “pareggio di bilancio” espresso dall’articolo 81 della Costituzione.
Un eventuale squilibrio sistemico con conseguente commissaria-mento di Cassa Forense impat-terebbe gravemente anche sulla finanza pubblica, con possibile ricaduta di una quota più o meno consistente delle obbligazioni previdenziali sulla collettività dei contribuenti.
Pertanto l’inevitabile e già sperimentata in altri casi “insurrezione giudiziaria” dei pensionati d’oro privilegiati, dovrebbe essere fronteggiata facendo leva sul principio di cui all’art. 81 della Costituzione oltre che dell’art. 3, non potendosi oltremodo tollerare che a parità di contribuzione previdenziale un soggetto X, solo perché appartenente a generazione più fortunata, consegua una quota di trattamento posta a carico di altro soggetto Y che, a parità di contribuzione con X, rischia concretamente di vedere più che dimezzata la resa dei contributi versati. Detta misura contribuirebbe inoltre a liberare ulteriori risorse per rendere sostenibile l’introduzione di una contribuzione strettamente legata al reddito dichiarato.
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#puntodisvolta7
Massima trasparenza. Pubblicazione di verbali e delibere – diretta streaming delle riunioni
Elemento fondamentale per migliorare il rapporto di intellegibilità e fiducia contribuenti/Cassa Forense è l’introduzione della massima trasparenza possibile.
Pubblicazione immediata dei verbali di riunione e delle delibere di CDD e CDA. Detta misura svilupperà inevitabilmente meccanismi virtuosi nella formazione del consenso, rendendo agli occhi dei rappresentati maggiormente intellegibile l’azione dei rappresentanti, atteso anche il diffuso malcostume di azioni istituzionali totalmente incoerenti a quanto declamato sui territori al solo fine di captare consenso in maniera falsata e demagogica.
Emblematici, quali vicende simbolo in termini di carenza di trasparenza, i casi del “report alm”, introdotto nel 2012, citato soltanto a pagina 126 del bilancio consuntivo 2017 e non pubblicato e del tasso di sostituzione, dato fondamentale per comprendere il futuro pensionistico della categoria e di fatto non disponibile poiché non pubblicato da Cassa Forense.
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#puntodisvolta8
Investimenti. Un solo interesse al centro: quello degli avvocati.
In questi anni abbiamo assistito ad una retorica fumosa ed intollerabile che voleva convincere la platea dei contribuenti dell’esigenza di “supportare il sistema Italia” attraverso gli investimenti. Il ragionamento, del tutto falsato e dettato da una visione limitata e provinciale è: gli avvocati italiani lavorano nel sistema Italia, per cui lo stesso va sostenuto per sostenere l’ambiente di lavoro degli avvocati.
Niente di più falso e fuorviante.
Detta impostazione si è rilevata del tutto dannosa per le sorti degli investimenti di Cassa Forense e solo battaglie come quella di “No ad Atlante 2”, che ha visto la nostra associazione impegnata in prima linea, ha limitato danni che potevano configurarsi come ancora più ingenti.
Risulta, pertanto, indispensabile la definizione e la pubblicazione di un regolamento investimenti che, compatibilmente col profilo di rischio tipico di una gestione previdenziale, migliori qualità e resa degli investimenti di Cassa Forense, ampliandone la visione in un’ottica globale.

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#puntodisvolta9
Operazione Poseidone. Gestione separata. Salvare i colleghi dalle pretese di Inps.
Occorre pensare, per salvare i colleghi dal tridente di Poseidone, ad una modulazione straordinaria dell’istituto dell’”iscrizione retroattiva”, al fine di renderlo strumento disponibile per i colleghi che vogliano sottrarsi alle mire di Inps in maniera definitiva ed irretrattabile, allargandone le maglie di fruibilità.
Ulteriore strumento che andrebbe modulato “ad hoc” è il riscatto, pensando ad una formula ad hoc per chi abbia già utilizzato lo strumento dell’iscrizione retroattiva (come ben noto utilizzabile solo al momento dell’iscrizione), allargando anche in questo caso le maglie di fruibilità dell’istituto, ridefinendone la morfologia per sottrarre dall’attacco di Inps i colleghi colpiti dal dall’operazione di Inps.
Detta operazione dovrebbe essere accompagnata da una serrata operazione di lobbying politico finalizzata a “coprire” il salvataggio dei colleghi, pretendendo garanzie che impediscano turbative di carattere normativo o amministrativo all’operazione di copertura.
Si ragiona oggi di un qualcosa che doveva essere pensato ed “agito” all’esito del Congresso di Bari del 2012, quando si sapeva che si sarebbe creato il problema gestione separata. La nostra rappresentanza, tanto per cambiare, è in ritardo di 6 anni e sono ben lontani dal sussistere atti circostanziati e concreti per affrontare in maniera efficiente il problema.
Testimonianza ne sia la mozione 64 presentata al Congresso di Rimini dai colleghi di “Avvocati Ora” di Bari, presentatore il collega, amico ed ora consigliere del Coa di Bari, Nicola Zanni, supportata dai delegati Giuseppe Scarpa, Salvatore Lucignano e Federica Mariottino di Napoli. La mozione sollecitava le istituzioni forensi ad un supporto concreto a favore dei colleghi colpiti dall’operazione:”Poseidone”.
Anche quella mozione, come tutte quelle che tentavano di parlare dei problemi reali degli avvocati, fu oggetto di una vergognosa censura calata dall’alto da chi si accingeva a costruire OCF (gli stessi che oggi dichiarano vicinanza a questi colleghi), organismo afono e sostanzialmente prono ai desiderata dell’area ordinistica, per larghissima parte protesa alla conservazione dello status quo, produttivo tutt’ora di cospicue rendite di posizione per i maggiorenti istituzionali e tendenzialmente insensibile ed indifferente rispetto alle problematiche reali della categoria.

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#puntodisvolta10
Dalla ripartizione alla capitalizzazione. Il caso cileno.
NAD ritiene che non può ritenersi morale un sistema dove i pesi dei padri gravino in maniera iniqua sulle spalle dei figli. E’ per questo che un sistema che voglia recuperare una sua credibilità, deve essere indirizzato verso una graduale sostituzione del criterio della ripartizione per approdare ad un sistema a capitalizzazione. Le risorse necessarie per lo “switch” devono essere ricavate dall’insieme delle misure elencate nei punti precedenti. A regime, una quota della contribuzione sarebbe destinata ad accumularsi individualmente per formare il curriculum previdenziale del singolo iscritto ed una quota sarebbe destinata ad alimentare le misure di assistenza. A switch avvenuto, sarebbe possibile consegnare ad ogni singolo iscritto la libertà di scelta della gestione previdenziale, optando per Cassa, Inps o copertura presso società privata. Messo in sicurezza il “patto intergenerazionale” si potrebbe, senza timore di squilibrare il sistema, consegnare agli iscritti la libertà di prestare forme di garanzia finalizzate all’accumulo di risorse da vincolarsi al raggiungimento dello scopo di una quiescenza del professionista libera dal bisogno. Schema possibile è la garanzia ipotecaria pensionistica (GIP), la dazione di uno o più immobili a garanzia dei trattamenti da garantire al professionista, vincolandone le rendite allo scopo, con conseguente limitazione dell’onere contributivo corrente, per chi optasse per formule come la GIP, ad una quota per garantire l’assistenza.
Detta esperienza è stata realizzata in Cile, con effetti positivi che appaiono alquanto evidenti rispetto al precedente assetto, ripristinando un corretto ed equo patto intergenerazionale.

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#puntodisvolta11
La riorganizzazione del welfare. Le famiglie al centro.
Le misure di welfare vanno globalmente riorganizzate e razionalizzate. Vanno senz’altro velocizzati i tempi di istruttoria, troppo lunghi. Va tutelato l’affidamento su entità e forma delle misure d’intervento. Troppe aree del “welfare” sono consegnate ad una dimensione di “concessione” variabile anno per anno, sfuggendo ai necessari connotati di certezza ed affidamento.
Risulta, pertanto, necessaria una razionalizzazione finalizzata a rendere certi i tempi di definizione delle istruttorie oltre che cristallizzare il contenuto e l’entità delle misure, sottraendone la declinazione concreta ai margini di discrezionalità, attualmente eccessivi, consegnati al management

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#puntodisvolta12
Le sventure dei colleghi non devono essere occasione di redditività sistemica. Una sanatoria per interessi e more. Liberare la riscossione da Agenzia Entrate Riscossione
Sanzioni e more, per dichiarazioni espresse dei componenti di CDD e CDA, sono usate oggi come mezzo di redditività sistemica per Cassa Forense.
E’ intollerabile che le difficoltà dei colleghi siano utilizzate come occasioni di lucro da parte dell’istituto previdenziale. A tal proposito occorrerà sterilizzare interessi e more per gli “insolventi incolpevoli” ed inaugurare una massiccia campagna di rientro concordato e su misura per i colleghi in difficoltà. A tal proposito, appare necessario il non rinnovo della convenzione con agenzia entrate riscossione per il recupero tramite ruoli, individuando soggetti erogatori del servizio più economici, funzionali e flessibili.

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#puntodisvolta13
Compensabilità dei crediti maturati per gratuito patrocinio con le somme dovute a Cassa Forense
Cassa Forense è una pubblica amministrazione ai sensi dell’articolo 1 numero 3 legge 196/2009. Orbene, rientra fra le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 e ss.mm. (Legge di contabilità e di finanza pubblica). Tale quadro normativo rende del tutto attivabile un meccanismo che consenta agli iscritti, attraverso la creazione di apposita piattaforma di compensazione, l’utilizzo dei crediti maturati per prestazioni rese in regime di gratuito patrocinio per il pagamento degli oneri previdenziali.
Detta misura supererebbe l’attuale situazione per la quale soggetti commerciali privati (Banca Popolare di Sondrio) anticipano a sconto ai colleghi le somme maturate a gratuito patrocinio con l’aggravio di importanti oneri finanziari.

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#puntodisvolta14
Incompatibilità per i componenti CdA ad assumere incarichi dai soggetti destinatari di investimenti Cassa
Al fine di limitare conflitti di interesse, introdurre incompatibilità, fra l’assunzione di incarichi per i componenti CdA in carica e per i cinque anni successivi alla cessazione dell’incarico, presso i soggetti destinatarἵ degli investimenti di Cassa.

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