L’abolizione dei contributi minimi soggettivi: l’onda lunga della buona politica

8 Giugno, 2020 | Autore : |

Sin dalla sua costituzione, Nuova Avvocatura Democratica si è battuta per l’abolizione dell’applicazione di minimi contributivi inderogabili. Digiunare per sensibilizzare, Good morning Vietnad, le assemblee nei vari circondari sono stati tutti momenti fondanti un’azione costante, accompagnata da un’elaborazione teorica tesa sempre all’ottenimento della massima attendibilità scientifica.

Detto lavoro costante, sedimentato negli anni, potrebbe trovare il suo approdo ideale nella riforma in fase di elaborazione in Cassa Forense.

Uno dei focus principali dell’imminente riforma è la questione dell’abolizione della contribuzione minima inderogabile e mai come in detto frangente il raggiungimento di detto obiettivo appare concreto.

Occorre constatare che il fronte schierato a favore di questa battaglia è stato da sempre più ampio di quello rappresentato dalla compagine associativa di cui detengo la presidenza nazionale.

Tuttavia, la linearità e la determinazione coerente riscontrata in NAD, ed in tutti coloro che a varie riprese vi hanno lavorato, nel trasferire dalla comunità degli avvocati alle sedi istituzionali determinate istanze, trova pochi riscontri in altre realtà dell’associazionismo italiano. Entrare nelle istituzioni mantenendo l’afflato riformista tipico dell’associazionismo diffuso è missione che ad oggi non appare compiuta da altri soggetti.

L’eventuale attuazione dell’abolizione dei minimi contributivi inderogabili costituirebbe il compimento di parte importante di detta missione, per di più da posizioni di ultra minoranza. Ciò evidenzierebbe uno dei rarissimi casi di affermazione di posizioni su base qualitativa e non meramente quantitativa numerica.

L’avvicinarsi di detto obiettivo, contro ogni pronostico, ci impone di ampliare le nostre ambizioni, e mirare all’unico disegno che può restituirci qualche speranza di futuro: saldare l’eterogeneo fronte riformista dell’avvocatura intorno ad un progetto di azzeramento dell’ordinocentrismo e rifondazione di un soggetto politico unitario che possa restituire adeguata agibilità politica alla categoria nell’interlocuzione con gli altri poteri.

La gestione della macchina giudiziaria a margine della pandemia ha dimostrato ulteriormente quanto l’avvocatura necessiti di rovesciare il fallimentare disegno di Rimini, presentando all’ordinocentrismo il conto dei disastri di questi anni, senza escludere a questo punto un’ipotesi abolizionista di fronte ad ulteriori manifestazioni di volontà di invasione/annessione nel campo della rappresentanza politico associativa.

Il proliferare di miriadi di date per sit in, flash mob ed iniziative di varia natura ha evidenziato ulteriormente quanto la categoria sia caduta in una cronica dimensione di autoreferenzialità e velleitarismo politico.

Occorre un congresso straordinario che rada letteralmente al suolo OCF e faccia nascere un soggetto nuovo, che veda al centro l’associazionismo e restituisca alla categoria un’agibilità politica in termini di possibilità di interlocuzione efficiente con gli altri poteri. Questo sarà possibile solo attraverso una rigida autonomia di questo soggetto dal mondo ordinistico, anche in termini economico finanziari.

Va scongiurato, inoltre, l’istinto luddista nascente in varie componenti dell’avvocatura, valorizzando il concetto di partecipazione democratica quale strumento di “corretta manutenzione” delle istituzioni categoriali. Solo attraverso un nuovo patto fra le varie componenti si può immaginare un futuro per tutta la categoria.

Sarebbe ora di assecondare l’onda lunga della buona politica per costruire questo futuro insieme, mettendo da parte il solito ”cupio dissolvi luddista” che porta gli avvocati a far risolvere le loro questioni interne ad altri (magistratura/autorità di vigilanza).

E’ ora di mettere da parte l’era dei ricorsi, controricorsi, citazioni e querele incrociati.

E’ ora di guardarsi negli occhi, da donne ed uomini prima che da avvocati e disegnare insieme un futuro che restituisca grandezza ad una categoria che la ha persa da troppo tempo.

Solo insieme si può.

Avv. Giuseppe Fera

Presidente Nazionale Nuova Avvocatura Democratica

Delegato Cassa Forense 2019/2022

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