LA CRISI REDDITUALE, ELEMENTO CENTRALE PER UNA POLITICA FORENSE CREDIBILE

20 settembre, 2018 | Autore : |

I dati raccolti dai report pubblicati in questi anni non lasciano spazio all’interpretazione: il principale problema dell’avvocatura italiana contemporanea è la crisi dei redditi, che assume proporzioni assolutamente spaventose, se si guarda a tre fasce della nostra professione: i giovani, le donne e gli avvocati del Sud.

Nonostante questa emergenza, una parte consistente dell’avvocatura italiana ritiene che i redditi degli avvocati siano da considerare un elemento estraneo alla politica forense, che il problema reddituale di un avvocato attenga solo alle sue scelte operative individuali, che non sia compito della politica forense risolvere il problema del reddito di “un” avvocato. Non mi nascondo: all’inizio della mia attività politica, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, anche io ero su posizioni più mercatiste, valorizzando di più la reazione individuale alla crisi, proponendo la ricerca di exit strategies individuali.
Una visione la mia, che non teneva in debito conto la portata strutturale della disoccupazione di massa, l’impatto potenzialmente distruttivo delle nuove tecnologie, sostitutive del lavoro umano, nonché il livello di depressione del paese, che rende quanto mai impervio per il cittadino, almeno su vasta scala, osservare massicci fenomeni di riconversione.

La risposta individuale alla crisi non può dunque impedire di affrontarla sul piano generale. Se l’etica individuale dell’individuo deve portare ad una reazione soggettiva, la politica forense, dinanzi alla crisi sistemica, non può limitarsi a dire “arrangiati, cambia modello di business, cambia mestiere”.
Certo, continuo a ritenere che ciascuno di noi abbia il dovere di bastare a se stesso e conosco quali possono essere le mie strategie di sopravvivenza, in caso di inedia, ma se la società si impoverisce, se il lavoro manca, se i redditi si assottigliano e se oltre un terzo degli avvocati italiani oggi fa letteralmente le capriole per non morire di fame, la nostra risposta, se vogliamo dirci politici forensi, non può essere “arrangiatevi”.

Ho cominciato dunque a prestare maggiore attenzione alla vicenda reddituale, superando anche un iniziale pudore, che mi faceva rigettare l’idea di apparire “populista”, per guadagnare il consenso dei miei colleghi, blandendoli. NAD si è sviluppata a partire da posizioni di questo tipo, non assistenziali, ma volte a sostenere i colleghi in difficoltà, con misure di equità, sia fiscale che previdenziale.

Il nostro impegno è per un’avvocatura che non si sieda su misure di mera assistenza, come propone la Cassa Forense, che ruba ai poveri per restituire inutile assistenza… sempre ai poveri. Vogliamo una professione che si migliori, migliori il proprio business, ma allo stesso tempo rigettiamo i costi, i balzelli, gli oneri insostenibili che gravano colleghi già afflitti dalla concorrenza spietata imposta dalla massificazione della professione. Allo stesso tempo rifiutiamo che la riconversione, la transizione verso il superamento dell’avvocatura di massa, possa immaginarsi come un processo a saldo occupazionale neutro. Non è così. Un futuro di avvocati riuniti in grandi studi, multifunzionali ed automatizzati, non consentirà di mantenere gli attuali livelli occupazionali, ma proporrà un ridotto numero di protagonisti, che occuperanno maggiori quote di mercato.

Per tutte queste ragioni la tutela degli avvocati in crisi reddituale deve essere la priorità della politica forense e lo è sicuramente per la nostra associazione.
Noi di NAD non chiediamo elemosine: vogliamo un fisco equo, una previdenza sostenibile e la vogliamo OGGI, non tra mille anni. Vogliamo che l’avvocato non venga considerato un soggetto diminuito, che debba perennemente dimostrare la propria possibilità di stare sul mercato, ma sia aiutato a fronteggiare i cambiamenti. Riteniamo che i più anziani, o comunque coloro che già vivono come avvocati, debbano essere accompagnati al completamento del ciclo lavorativo e non spinti all’estinzione.

Per questo NAD continua a battersi, sperando che voi lo facciate insieme a noi. Proviamo a reagire a questa situazione con proposte giuste. Non chiediamo altro.

 

Avv. Salvatore Lucignano

 

 

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