ELEZIONI AL CONSIGLIO DELL’ORDINE? SONO POLITICHE E CON LISTE.

6 ottobre, 2017 | Autore : |
 
Continuo a leggere, anche da parte di colleghi che stimo, riferimenti ad elezioni nei COA che “non prevederebbero liste”. Un pò mi dispiace che, nonostante io abbia ampiamente spiegato, ancora si tenti di non accettare e capire. I COA sono ormai organismi che gestiscono potere politico. Il consenso che il collega richiede per entrare al COA è frutto di una campagna incentrata su ciò che egli “vuole fare” PER i colleghi o di ciò che egli ha fatto per i colleghi, all’interno del COA.
 
Tutto ciò, mi dispiace deludere i più cocciuti, è politica. LE elezioni al COA si potrebbero qualificare come elezioni di personalità “non politiche” solo con un sistema a preferenza unica, che non prevedesse campagne elettorali, ma indicazione di colleghi “intuitu personae”, per capacità personali, professionali, chiara fama. In un sistema siffatto non ci sarebbe bisogno di alcuna campagna per essere eletti, perché non vi sarebbe nulla di politico nell’elezione.
 
A me dispiace che queste ovvietà non vengano riconosciute anche da persone intelligenti e si continui a fingere, tentando di rappresentare ai colleghi una realtà distorta, per cui al COA sembra si voglia andare, mettendo la politica da parte. Il COA è oggi l’articolazione del potere politico che, all’elettorato propone un programma politico, promesse elettorali, di carattere squisitamente politico, confronti elettorali, accuse elettorali. Il tutto avviene attraverso contrapposizioni di “liste”, che solo una legge ipocrita, in stile con la situazione dell’avvocatura, ha voluto “mascherinare”, definendole “aggregazioni”.
 
Del resto, scusate colleghi, ma se non sono elezioni “politiche”, bensì intuitu personae, perché i candidati indipendenti non hanno ALCUNA possibilità di vincere, contro le aggregazioni? Il sistema elettorale, privo di quoziente di lista, spinge e favorisce ammucchiate che sommano voti, generando un gap quasi impossibile da colmare per “il singolo” che lotti contro un “mucchio”.
 
In passato ho già fatto esempi numerici. Mi ripeto, per far comprendere quanto sia assurda la pretesa di sabotare realtà e verità. Faccio un esempio riguardante il COA di Napoli, 25 consiglieri da eleggere, 16 preferenze massime esprimibili. Poniamo il caso si confrontino un candidato indipendente ed una lista di 16 candidati.
 
Ecco l’esito del voto:
 
Candidato indipendente: 300 voti.
Lista di 16 cadidati, tutti riportanti un numero di voti compresi tra 800 e 350.
 
Orbene, qualcuno di buon senso e buona fede duibita che il peso dei candidati in lista non sia il “proprio”, ma sia l’effetto del meccanismo di voto di scambio tra candidati “singoli” aggregati? Qualcuno dubita che il candidato indipendente e sconfitto, abbia mostrato una capacità di raccolta del consenso superiore ai candidati meno votati della lista maggioritaria? Non scherziamo. Analizziamo lo stesso caso, laddove il Falanghellum, come sarebbe dovuto essere, si fosse dotato di quoziente di lista.
 
In tal caso, ipotizzando 3000 votanti, il candidato indipendente avrebbe riportato il 10% dei voti del Foro, vantando una % del 10% dei seggi consiliari da assegnare. Ciò vorrebbe dire che, in un COA composto da 25 consiglieri, all’indipendente, in ragione del suo risultato, spetterebbero 2,5 seggi. Per impedire a una tale “cifra” elettorale (che è cosa differente dal numero di voti ed esprime il peso elettorale del soggetto, in rapporto agli altri e in proporzione agli altri), di assegnarsi un seggio, il numero di votanti avrebbe dovuto superare i 7500, relegando i 300 voti riportati dall’indipendente ad una percentuale incapace di tramutarsi nell’assegnazione di un seggio. Con 300 voti su 7500 infatti, ovvero con il 4% dei consensi, l’indipendente, in un COA a 25, avrebbe diritto al 4% dei seggi da assegnare. il 4% di 25 è 1, quindi con 300 voti l’indipedente avrebbe diritto al seggio, anche se vi fossero orde di candidati “trasportati” con un maggior numero di voti, ma contenuti in liste.
 
Solo con un numero di elettori superiori a 7500, un candidato indipendente che abbia raccolto 300 voti non vedrebbe il diritto al seggio consiliare, nell’esempio fatto.
 
Queste cose io le spiego da anni ed è francamente mortificante che i colleghi non vogliano studiare e capire, ma si rifiutino ostinatamente di imparare le regole con cui si svolgono le elezioni in un sistema razionale e democratico.
 
In definitiva:
 
1. Le elezioni al COA sono elezioni POLITICHE;
2. Le aggregazioni di cui parla la legge Falanga sono LISTE politiche;
3. Il sistema elettorale “Falanghellum” è illegale, mancando di quoziente di lista, pur consentendo il confronto tra liste, che penalizza in modo inaccettabile le candidature singole, indipendenti, o le aggregazioni identitarie che non accettano di “sommare” ad altri i propri consensi.
 
Se poi vogliamo continuare a prenderci in giro e a raccontare frottole ai colleghi, facciamo pure, ma non gli si rende un servizio onesto e competente. Saremmo avvocati. Appunto… saremmo…
 
#AvantiNAD
 
La comprensione del presente articolo darà diritto a 45 crediti formativi in materia obbligatoria
Avv. Salvatore Lucignano
 

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