EI FU.

14 settembre, 2018 | Autore : |

EI FU.

In principio fu anche “il mattianale”, ovvero un mattinale rivisitato, per mostrare come a noi avvocati ce lo mettessero nel culo, e ce lo mettessimo in culo da soli. Eh si, cari piccoli lettori, in questi 5 anni di guerra contro la mafia ordinistica io le ho tentate tutte, ma davvero tutte, per provare a svegliare l’avvocatura italiana, darle una coscienza democratica, provare a far uscire i colleghi che votano i nostri rappresentanti istituzionali dal loro torpore, dalla “quieta disperazione”. I risultati sono stati assolutamente insoddisfacenti. Non riesco a generare una risposta, non arrivo a far capire agli avvocati quanto sia devastante, per la nostra professione e per le nostre tasche, continuare ad affidarsi ai padrini della Cosa Nostra Forense, dell’istituzionalizzazione italica. Ho vagheggiato di una rivoluzione portata avanti dalle donne e dai giovani avvocati, cominciando a fare politica forense a 35 anni, quando giovane avvocato non lo ero più, ma potevo sperare che le nuove leve, disgustate dalla mediocrità e dall’autoritarismo dei Consiglieri e dei Presidenti in carica, avessero un guizzo, mostrassero un fremito di vita, un anelito alla libertà. Niente di tutto questo è accaduto.

L’avvocatura italiana è sostanzialmente morta, la politica forense raccoglie quasi sempre le menti più disagiate, i valori della libertà, della democrazia, del progresso, non importano a nessuno. Ci sono intere zone del paese in cui sembra che la politica forense nemmeno esista, che l’unica cosa in campo sia il Consiglio del Foro locale, con i suoi esponenti, la sua corte di associazioni vassalle, i colleghi che attendono di entrare nel giro, come dei criceti senza speranza.

E’ dura, inutile negarlo. Non mi attendevo frotte di avvocati estasiati, conosco bene la Spigolatrice di Sapri, ma non credevo che in tutta Italia le nefandezze della Banda del Sor Mascherin passassero sostanzialmente inosservate, e non pensavo che il Nunzio Apostolico, l’immarcescibile Presidente tycoon di Cassa Forense, il mio grande amico Nunzio Luciano, non fosse mandato ad “arronnare” cartoni, dopo aver trasformato la Cassa Forense in una specie di comitato d’affari e di selezione innaturale della specie, basata sul censo.

Cari piccoli lettori, io ce l’ho messa davvero tutta, non mi sono mai risparmiato, mai tirato indietro, ho pagato consapevolmente tutti i prezzi possibili. Ora, vi confesso, cedendo alle considerazioni di molti colleghi ed amici, mi sarei rotto un pò le palle. Eh si, perché pure arriva il momento in cui ti guardi intorno, vedi che tutti vogliono fare “i radicali”, ma sostanzialmente vogliono farlo solo a parole, o con il culo tuo, ed allora capisci che così non va, che non si può vincere, che manca del tutto un’idea alta di politica forense alternativa alla Cupola ordinistica.

La creazione di un Organismo Unitario delle Associazioni che dopo Rimini non accettasse la nostra sorte minoritaria era un passo obbligato, se alla guida delle associazioni forensi italiane avessimo avuto dei normodotati. Avremmo dovuto e potuto unire tutto il possibile, fare fronte comune, finanziare una nostra giunta politica nazionale, costruire il nostro sito internet, la nostra web TV, raccontare le pulsioni e l’attività democratica di quei colleghi che non ci stanno, ma abbiamo fallito. Tutto è perduto e stavolta, credetemi, nemmeno l’onore è salvo.

Ora arriva Catania e sarà l’ennesimo bagno di sangue per chiunque ami l’avvocatura italiana. Gli Ordini, riuniti a congresso insieme ai loro delegati/automi, blinderanno ancora di più la schifezza partorita a Rimini. Le associazioni, succubi, inerti, miopi, non reagiranno con la costruzione di un fronte di liberazione nazionale da questa mafia basata sulla mediocrazia.

Ed io? Ed io… ormai comincio a pensare di imbarcarmi a balene, lasciare il racket e questo folle serraglio.
Chiamatemi Ismaele.

 

Avv. Salvatore Lucignano

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