E’ IL MERCATO: BRUTTEZZA…

30 agosto, 2018 | Autore : |

L’articolo prende spunto da un articolo pubblicato ieri da Repubblica, che analizza il crollo delle immatricolazioni a giurisprudenza e l’aumento degli aspiranti ingegneri. Ecco l’articolo, ne inserisco il link:

 

Crollano le immatricolazioni a giurisprudenza

 

 

Il fenomeno dell’impoverimento dei laureati in giurisprudenza, unito a quello di un loro evidente sovrannumero, fa il paio con le vicende scabrose vissute dall’avvocatura di massa in questi anni, con la fideistica fede nel Dio Mercato, ed una progressiva squalificazione della categoria, favorita da una classe dirigente corrotta ed incapace.

Il ruolo del mercato è spesso travisato da chi lo considera un’entità in grado di generare equilibri socialmente vantaggiosi, mediante i propri meccanismi di adattamento. In barba alle bolle, alle crisi, all’impoverimento che molti settori subiscono per via del “mercato”, ai fenomeni di concentrazione oligopolio, sfruttamento, c’è una visione rozza ed ignorante del “mercato” che considera giusto tutto ciò che accade. E’ il populismo realista dell’istituzionalizzazione e qui purtroppo la mafia che comanda l’avvocatura, la Cosa Nostra Forense, c’entra in minima parte, qui è proprio questione che la gran parte degli avvocati che votano nelle elezioni forensi sono analfabeti funzionali, e comunque non sanno nulla di nulla.

La risposta anelastica degli studenti di giurisprudenza all’evidente inutilità di laurearsi in legge riguarda da vicino la crisi dell’avvocatura di massa italiana. In questi giorni sto mettendo assieme i tanti fattori che contribuiscono a rendere il nostro reddito assolutamente “fuori mercato”, per quanto attiene alla gran parte delle prestazioni a scarso valore aggiunto, mentre ho perso le parole per dire come il numero degli avvocati italiani, 242 mila, sia fuori da qualsiasi logica di sostenibilità e funga da tempo come fattore di distorsione e peggioramento del settore giustizia, oltre che della qualità dell’avvocatura stessa. Sono concetti largamente impopolari tra i miei colleghi, sia perché parliamo di ignoranti, sia perché presuppongono una volontà di serena autoanalisi che manca del tutto in una categoria che guarda ai propri rappresentanti con l’unica aspirazione di ottenere ricompense per i propri servigi, il più delle volte inserite in un sistema di clientelismo spicciolo che è sintomo e prova della tesi.

Abbiamo così un mercato delle prestazioni legali che da anni è saturo, corrotto dalla pressione dell’avvocatura di massa, squalificato da un sistema ordinistico fallito, mediocre e mafioso, rappresentato da soggetti che non valgono tubo, ma ancora non siamo in grado di affermare serenamente e decisamente che l’aggiustamento del mercato, nell’ambito dell’esercizio della prestazione forense, senza una regola esterna che sposti l’equilibrio, senza un governo, arriverà fatalmente a 40 mila, 50 mila avvocati, ma senza che la transizione sia “morbida”, né meritocratica, ma solo continuando ad applicare la regola della sopravvivenza, in una giungla in cui le pratiche paralegali di molti legali sono la norma, nell’assoluta indifferenza della deontologia ufficiale.

In tutto questo si continua ad ignorare la funzione sociale svolta dall’avvocatura, che ben giustificherebbe un ripensamento dell’idea di mercato e concorrenza distruttiva che regge il gioco dell’avvocatura di massa in molte zone d’Italia.

Quali sono state le risposte della Cosa Nostra Forense a queste evidenze: il nulla, il brullo nulla, un demenziale “arrangiatevi e vinca il migliore o il più furbo, che tanto noi ci arrangiamo da soli, con stipendi e gettoni di presenza”. La risposta dei mafiosi che comandano l’avvocatura italiana al disastro annunciato (per la verità da pochi, pochissimi avvocati, perché la gran parte dei miei colleghi non sa nemmeno che giorno sia), è un totale disinteresse alla questione vera, un interesse spasmodico per il potere di chi grazie a questo status e all’istituzionalizzazione fa affari e prospera.

E i miei colleghi? I famosi “paperi” che facevano “qua qua qua” al Congresso di Rimini? Niente, sempre più paperi, sempre più ignoranti, sempre più contenti di come vanno le cose, fieri di votare i responsabili del disastro, incoscienti, stupidi e destinati ad una gioiosa estinzione.

 

Avv. Salvatore Lucignano

 

 

 

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