CNF, OVVERO DEI RISCHI DELL’AUTORITARISMO

2 ottobre, 2017 | Autore : |
 
Ieri vi ho parlato del Vicepresidente della Cosa Nostra Forense (CNF) in chiave grottesca e paradossale. Oggi vi propongo un’altra chiave di lettura, per farvi capire quanto siano pericolosi questi individui e quanto la loro strafottenza, inadeguatezza e cecità non possa costituire un alibi per giustificarli, ma debba semmai essere una ragione in più per cacciarli dalle istituzioni forensi il prima possibile.
 
Le vicende legate al “DUBBIO” e agli stipendi che la Cosa Nostra Forense si è arbitrariamente (ed a mio parere del tutto illegalmente) attribuita nel 2015, per alcuni costituiscono un falso problema. Le argomentazioni che ho letto a riguardo sono le più fantasiose. Dal classico “ma sono solo tre euro a testa per ciascun iscritto!”, che non tiene conto del fatto che è la somma che fa il totale, come diceva il grande Totò, al sempreverde “Benaltro Piuttosto” che discetta dicendo che, in fondo, “i problemi dei colleghi sono BENALTRI”.
 
No, cari colleghi, i problemi delle ingiustizie e delle asimmetrie di potere e di denaro che i gruppi dirigenti usano a proprio piacimento, a dispetto di una base largamente sofferente, sono IL problema, non sono UN problema. Certo, lo può capire solo chi ha cultura politica e democratica e dunque alcuni avvocati, soprattutto gli istituzionalizzati, non possono capirlo, ma NAD lo capisce benissimo e lo denuncia con forza.
 
Quando le istituzioni si comportano da padrone, usando il denaro di tutti per gozzovigliare e costruire le proprie clientele, viene meno la ragione della loro esistenza. Quando la base soffre e ha redditi medi da fame, farsi uno stipendio di 90 mila euro perché “si ha bisogno di mangiare”, come ha fatto il Sor Mascherin, non è solo un atto che incide sulle SUE finanze, ma incide sul rapporto tra istituzioni e base, perché la base, quella che non riesce più a campare le famiglie, quei 90 mila euro che questo soggetto si è preso, non se li può prendere.
 
Nel 2015 il Mascherin pronunciò parole volgari ed indecorose. “E’ una MIA scelta, l’ho deciso IO, se volete potrete farlo anche voi…”, disse, rivolgendosi ai silenti e vigliacchi Presidenti di COA che siedevano in platea, all’annuncio della sua mangiatoia privata. Frasi di inaudita gravità. Il personalismo del padrone, che scavalca l’Organo che presiede e l’arroganza di chi invita i suoi picciotti a disporre in egual modo del denaro vostro, di voi colleghi, come se davvero farsi uno stipendo fosse “Cosa Nostra”.
 
Per queste mie considerazioni io dovrei essere radiato dall’albo degli avvocati? Perché sono accuse gravissime, che faccio pubblicamente da anni e sono il solo avvocato in Italia a farle, con questi termini e senza infingimenti. Io accuso apertamente le istituzioni forensi italiane di essere una mafia autoritaria, che sta continuando ad ignorare una pressione nella base che prima o poi finirà per esplodere.
 
Si cari colleghi, perché io non so quanti Mascherin e quanti Lo Grieco (o come si scriva, perché francamente non lo so), potremo ancora tollerare. Non so per quanto tempo questi soggetti, che parlano dei soldi NOSTRI, come se fossero “Cosa Nostra”, continueranno a fare i propri comodi, prima che le reazioni di un’avvocatura affamata ed indignata travalichino la critica politica. So per certo che questi appetiti famelici, questa fame atavica che Mascherin e la sua banda si portano dietro, rappresenta di per sé un motivo per non riconoscere questa cupola affaristica ed accattona, combattendo perché le istituzioni forensi tornino ad essere occupate da avvocati rispettosi dei loro colleghi.
 
Questi non rispettano che la propria bulimia di denaro altrui e per quel che mi riguarda non meritano la benché minima considerazione.
 
Ed ora radiatemi pure, se ne siete capaci, vi sfido. Io non ho paura di voi. Vi domino, come uomo e come avvocato. Di voi, quando vi avrò cacciato da lì, non resterà alcun ricordo, se non la vergogna delle vostre infamie.
 
#AvantiNAD
La lettura del presente articolo darà diritto a 5 crediti formativi in materia di dignità professionale e personale.
Avv. Salvatore Lucignano

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