VOLONTA’ DEBOLI E GRANDI DISASTRI

7 maggio, 2018 | Autore : |

 

Lunedì, 7 maggio 2018.

Se volessi tenere una sorta di diario dell’esperienza politica maturata in questi anni dovrei constatare che gli eventi accadono con disprezzo dei tentativi di renderli ragionevoli. Ripenso alle battaglie, alle manifestazioni, alle denunce che NAD ha portato avanti, per cercare di far emergere una nuova avvocatura democratica nel paese e vedo che continuiamo ad omaggiare il niente. Molti avvocati partecipano alla politica forense al solo scopo di aggregare sommatorie di aspirazioni personalistiche. Moltissimi avvocati si recano a votare solo per assecondare, per le ragioni più disaparate, tali aspirazioni.

Il meccanismo di rimozione della realtà purtroppo fa proseliti. Sembra quasi che se le cose stiano così non sia colpa di chi è la rappresentazione di questo stato di cose, ma di coloro che lo combattono, a cui vengono sistematicamente attribuite le responsabilità legate alle volontà degli altri. E’ grottesco, ridicolo e drammatico, allo stesso tempo.

Uno prova a cambiare le cose, mostrando i disastri dell’esistente. Insiste perché le principali vittime di tali disastri votino per il cambiamento, per la discontinuità, ricevendone a volte in cambio un voto conservatore e l’accusa di non essere riusciti a fargli cambiare il proprio voto. Qualcuno direbbe: se non ci fosse da piangere ci sarebbe davvero da ridere.

Il successo delle politiche dipende dalla volontà di chi ne decreta il successo. Il consenso, strano a dirsi, dipende dal consenso. Chi continua a votare per ciò che è, lamentandosene a tutto spiano, o peggio, accusando ciò che si oppone a ciò che è di non essere in grado di cambiarlo, non può essere ritenuto un interlocutore credibile. Il cambiamento non può lasciarsi mettere sul banco degli imputati, facendosi trattare da colpevole del mancato cambiamento. L’accusa, proveniente proprio da chi è principale causa della conservazione, va respinta decisamente.

Il consenso, lo abbiamo sempre scritto, è la base per il governo. Ma se il consenso va a chi garantisce la conservazione, se le responsabilità dell’immobilismo risiedono nel corpo elettorale, anche di fronte a denunce, prove tangibili, evidenze di quanto la conservazione sia dannosa, allora le responsabilità non possono arbitrariamente scaricate su chi prova a costruire e rappresentare un’alternativa. L’alternativa, che piaccia o meno, va manifestata, ma se non viene scelta si deve prendere atto che l’esistente piace, accettarlo e farsene una ragione.

Avv. Salvatore Lucignano

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