BIG NIGHT

24 Gennaio, 2017 | Autore : |

“Al cliente devi dargli a mangiare quello che vuole lui e poi, dopo… gli potrai dare quello che vuoi tu…” 

E’ una delle frasi che Pascal, tra i protagonisti del film “Big Night”, dedica ai fratelli Primo e Secondo, per far comprendere cosa voglia dire saper andare incontro alle esigenze del pubblico.

 

“Big Night” è un vero capolavoro. Leggiamo da wikipedia, l’enciclopedia libera:

 

Big Night è un film del 1996, diretto da Stanley Tucci e Campbell Scott.
 
Trama
 
Primo e Secondo Pileggi sono due fratelli cuochi, italiani di origine abruzzese ed emigrati negli Stati Uniti d’America, dove hanno aperto un ristorante in una cittadina della East Coast. I due fratelli, molto diversi tra loro, si scontrano su come gestire il locale: Primo (il maggiore), che è lo chef, è molto legato alla tradizione della cucina italiana, e non vuole scendere a compromessi, mentre Secondo (che funge da maître), cerca di accontentare i gusti dell’ancora sparuta clientela, che ha un’idea distorta della tradizione culinaria.
 
Sfortunatamente gli affari vanno rovinosamente, non solo perché la clientela è composta prevalentemente da nullatenenti, ma soprattutto a causa della spietata concorrenza di un altro emigrato, l’anziano Pascal, dedito alla criminalità e al racket degli altri ristoratori di zona. Costui è titolare di un ristorante italiano di grido, sempre pieno, dove la cucina tricolore viene trattata secondo quegli stereotipi “a stelle e strisce” che fanno inorridire Primo (che infatti aveva rifiutato di lavorarvi). Nonostante la conoscenza che lo legava ai due fratelli, ai quali si rivolge sempre in tono carezzevole, Pascal rifiuta un prestito a Secondo (probabilmente dopo avere scoperto la relazione di Secondo con la sua giovane moglie), e decide di dare la spallata finale all’attività dei due: facendo credere loro che il celebre cantante italoamericano Louis Prima avrebbe cenato nel loro ristorante, e fingendo di avere organizzato il tutto, li convince a dare fondo alle loro ultime risorse economiche per un banchetto degno del personaggio, la cui presenza, sotto forma di pubblicità, avrebbe dovuto far decollare finalmente il ristorante. Invitatosi lo stesso Pascal (estimatore della cucina di Primo) con alcuni amici, che poi gusteranno la ricca cena nella vana attesa dell’artista, la serata scorre via con la consapevolezza sempre più crescente del raggiro da parte di Pascal nei confronti dei due fratelli, che si palleggeranno responsabilità e colpe del loro fallimento in un’accesa lite sulla spiaggia, salvo poi rappacificarsi la mattina seguente davanti a pane e frittata, in attesa di decidere come affrontare il loro futuro.
Le lezioni di questo film, uno dei miei preferiti in assoluto, sono molte. E’ un film che sa toccare come pochi un tema che risulta poetico, capace di scuotere, di porre interrogativi nello spettatore: la distanza tra successo e merito. Per tutta la durata del film questa insanabile coppia di elementi si affronta, ben rappresentata da due antipodi: Primo, lo chef geniale ed intransigente, incapace di badare al denaro ed ignaro delle necessità pratiche della sua impresa e Pascal, il ristoratore scaltro ed incapace, immorale e pronto a tutto pur di avere il suo locale sempre pieno di clienti.
Per tutta la durata del film l’innocenza e la doppiezza di questi due uomini, che rappresentano due mondi apparentemente inconciliabili, fanno da sfondo alle vicissitudini di Secondo, che tenta disperatamente di mediare tra la purezza del fratello, a cui riconosce di essere il migliore chef su piazza, e il bisogno di far rendere il ristorante, che non riesce a decollare.
Pascal alla fine del film, dopo aver concluso il suo piano e rovinato definitivamente i due fratelli, resta a suonare il pianoforte nel loro locale, ormai vuoto. Quell’individuo, così spietato nell’illudere chi aveva riposto in lui le ultime speranze di riscatto, viene avvicinato da Secondo, il quale… ormai disfatto, gli sussurra: “ci hai rovinato…”
Pascal risponde che quello che ha fatto è stato un gesto di grande amicizia nei confronti dei due fratelli, perché provocandone la rovina egli ha voluto costringerli ad andare a lavorare per lui, in un contesto dal successo assicurato. I dialoghi sono intensi, ricchissimi di significato.
Alle proposte di Pascal, giudicate ciniche e immorali, Secondo risponde, netto: “tu mio fratello non lo avrai mai. Quello che lui ha è quello che è…
Pascal ribatte: “Io sono un businessman e sono sempre quello che si deve essere. E tu? Tu che sei?
Affari e sentimenti, ragione e cuore, possibilità di scegliere cosa essere e compromessi necessari al dover essere. Essere o avere, apparire o rifuggire la mondanità. Pascal e i fratelli Pileggi non rappresentano il male opposto al bene, ma due diversi modi di stare al mondo, che provano, senza riuscirci, a trovare un modo per stare insieme.
La bellezza delle scene finali del film è struggente. La cucina del locale di Primo e Secondo è ormai un luogo in cui aleggia la sconfitta, il fallimento, la bancarotta. C’è una sequenza quasi muta, di oltre cinque minuti, in cui i pochi gesti dei ristoratori esprimono tutto ciò che rimane di un tentativo non riuscito di vincere le difficoltà del mondo. Un pasto frugale, consumato per fame, solo poche ore dopo aver servito una cena luculliana, di cui i due protagonisti sono stati solo spettatori.
 E’ tutto finito, tutto perduto, salvo che l’amore fraterno che lega Primo e Secondo. I due si abbracciano, si fanno coraggio, cercano nel loro legame familiare le forze per rialzarsi.
“Big Night”: uno dei film più belli e toccanti mai realizzati. Guardatelo, non ve ne pentirete.

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