L’ ETEROGENESI DEI FINI DELLE LEGGI FATTE PER GLI AMIGOS. (L’equo dissenso)

31 ottobre, 2017 | Autore : |

Gli avvocati sono oramai il maître à penser sulla capacità di architettarsi leggiucole a misura d’uomo, salvo scoprire, come un boomerang, che le stesse si scatenano contro l’intera classe.
Niente accadrebbe, se i colpiti, fortunati di turno, fossero solo ed esclusivamente, quella pletora di avvocati che Pasolini avrebbe definito come indifferenti; ma il più delle volte queste leggiucole si rivelano per gli stessi artefici, il bastone nelle ruote dell’ingranaggio clientelare, che la classe istituzionalizzata degli avvocati produce per autoriprodurre se stessa.
E’ accaduto per la legge professionale, letteralmente smontata da tutte le Giurisdizioni del globo, vergognosa negli intenti plutocratici e discriminatori; è accaduto per l’obbligatorietà dell’ iscrizione a Casta Fetente, che ha generato un movimento di protesta mai registrato prima d’ora; è accaduto per l’obbligatorietà della assicurazione, della quale già tutti disconoscono la paternità e sulla quale si versano lacrime da coccodrillo; accadrà per il socio di capitali, per gli effetti distorsivi che genererà sulla libertà dell’esercizio della professione; e last but no least accade in queste ore per l’iniquo compenso.
Sul tema si è giunti all’acme del parossismo teatrale, farcito come nelle piece teatrali di Beckett dall’ abbandono di ogni costrutto razionale e di ogni linguaggio logico-consequenziale. E tutti allora aspettiamo Godot!!!!!
Ma cosa è successo?
La risposta delle istituzioni forensi alla crisi endemica delle professioni, che non ha risparmiato nemmeno gli avvocati, per svariate ragioni di ordine strutturale, è stata quella di lanciare il classico osso bucato in pasto ai cani ringhiosi.
Anche per giustificare e compensare gli amici del amici, dei lauti compensi che le istituzioni forensi si riservavano con provvedimenti octroyè, nella forma e nei contenuti, degni di un sovrano.
Allora, in amorosi sensi con i vertici ministeriali, il CNF ha elaborato una proposta di legge sulle remunerazioni alle prestazioni professionali degli avvocati, per far apparire i montanti dissensi della categoria, come iniqui, allarmistici ed ingiustificati.
Ecce Homo : l’ equo compenso, una truffa delle etichette.
Una proposta di legge ad personam, che voleva premiare solo i fedelissimi convenzionati di banche, assicurazioni ed enti esponenziali e fiancheggiatori delle Istituzioni Forensi.
Se non chè, come spesso accade in materie di natura mefistofelica, il diavolo ci ha messo lo zampino e quello che era un provvedimento buono per gli amigos è diventato un provvedimento cattivo per tutti gli avvocati.
Infatti, mercoledì 25 ottobre c.m., in Commissione Giustizia, è passato il ddl sul “cosiddetto” equo compenso degli avvocati.
A tacer d’altro, il punto sul quale c’è un gravissimo vulnus alla libertà contrattuale, che comunque nelle intenzioni, si voleva comprimere a vantaggio di un determinato tipo di avvocati, quando questi trattavano convenzioni con un c.d. contraente forte, è rappresentato nel punto g) del testo della proposta di legge.
Si legge della possibilità di banche ed assicurazioni di poter guadagnare direttamente sulla condanna alle spese del legale; pagando l’avvocato solo in base alla convenzione stessa. Se non fosse drammatico verrebbe da ridere. (es. condanna al rimborso delle spese legali pari a €. 5.000 oltre oneri, l’avvocato prenderebbe solo €. 1.500 in caso di convenzione a questa somma ed il resto sarebbe il guadagno del “cliente forte”).
Ancora una volta, le soluzioni tampone, per accattonare consensi e mancanti di una visione strutturale dei problemi, si rivelano peggiori del male.
Questa legge come tutte quelle fatte per gli amigos, non ha padri né padrini, anch’essa nel breve battito di una ala di una farfalla è diventata orfana, come orfana, rimane l’avvocatura senza una classe dirigente in grado di rappresentarla unitariamente, in grado di offrire soluzione strategicamente adeguate e di lungo periodo .
Nuova Avvocatura Democratica, sul punto, aveva avanzato la proposta, organica, di ripristinare i minimi inderogabili tariffari, in linea con la difesa del valore minimo della prestazione in ragione di una difesa della concorrenza e dalla concorrenza. Ci batteremo anche per questo.
Avv. Michele A. Lauletta (Tessera n. 20 Nuova Avvocatura Democratica). La lotta continua

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