IL SISTEMA ELETTORALE DI CASSA SBUGIARDA I COA SUL “FALANGHELLUM”

12 settembre, 2018 | Autore : |

In questi anni abbiamo spesso informato gli avvocati italiani sull’importanza di introdurre sistemi elettorali che non incoraggiassero le ammucchiate e la forza attrattiva dei soggetti politici maggioritari, consentendo finalmente che le espressioni politiche indipendenti potessero veder riconosciuto il peso ed il valore dei voti dei colleghi, senza subire le assurde discriminazioni elettorali patite ancora oggi. Le risposte della Cosa Nostra Forense sono state, come sempre, contraddittorie ed imbarazzanti, sotto ogni profilo: giuridico, tecnico e normativo, ed ovviamente… politico.

Per fortuna l’approssimarsi delle elezioni per il rinnovo del Comitato dei Delegati alla Cassa Forense mi consente di sviluppare nuovamente questo tema, mostrando – per l’ennesima volta – la ragione per cui un sistema elettorale che garantisca pluralismo e rispetto effettivo delle minoranze incida anche sulle maggioranze che si formano all’interno delle istituzioni forensi.

In un mio lavoro precedente mi sono ampiamente soffermato sulla natura dei sistemi elettorali, sulle loro caratteristiche, su come un sistema fortemente maggioritario, che non riconosca in proporzione i voti, trasformandoli in seggi, costringa i candidati a raggrupparsi in schieramenti di comodo, non figli di comunanza di idee, ma della speranza che la sommatoria dei voti e lo scambio dei consensi, porti all’elezione dei singoli componenti della cordata. Richiamo questa relazione, per chi voglia approfondire, anche se i temi trattati sono abbastanza settoriali e necessitano di una certa predisposizione per poter essere metabolizzati.

LA SCELTA DEL SISTEMA ELETTORALE

 

Sostanzialmente un sistema elettorale privo dei quozienti da assegnare alle liste, consente che i voti, pur rappresentativi di una percentuale di avvocati che avrebbe diritto ad essere rappresentata in un consesso, venga ignorata, in ragione del margine maggioritario del singolo voto in più. In passato ho già fatto molti esempi di questa distorsione, ma vale la pena riproporre quello classico:

 

Immaginiamo un consesso forense composto da 10 membri da eleggere, che consenta a due liste concorrenti di presentarsi con 10 candidati ciascuna. Immaginiamo che le elezioni si svolgano in un foro di medie dimensioni e che partecipino al voto 1000 elettori, che attribuiscano 501 preferenze ai 10 componenti di una lista e 499 preferenze ai 10 componenti della lista avversaria. Ebbene, con i sistemi elettorali in vigore tra gli avvocati, ed in special modo con il “Sovietichellum”, il famigerato regolamento elettorale abrogato dalla nostra giustizia amministrativa, per quel che attiene al modo di votare nei COA, ad una lista andrebbe il 100% dei seggi, pur se la sua avversaria abbia ottenuto il 49,9 % dei suffragi. Quel 49,9% dei voti sarebbe rappresentato nel consesso forense esattamente da ZERO delegati. Una gran bella situazione, vero? Non proprio.

 

Ecco perché l’inserimento del quoziente di lista all’interno dei sistemi elettorali forensi è garanzia di pluralismo, consente a varie espressioni politiche di candidarsi e confrontarsi, valorizza al massimo la diversità di idee. Le obiezioni della Cosa Nostra Forense, di fronte alle mie rimostranze volte a rendere finalmente degni, legittimi e democratici i sistemi elettorali forensi, sono sempre state insignificanti. Una di quelle che viene più spesso ripetuta dai somari che presiedono i Consigli dell’Ordine italiani e prendono i gettoni e le indennità all’interno del Consiglio Nazionale Forense è che “con un sistema proporzionale si favorirebbero avvocati che riportano meno voti”.

Orbene, ho provato molte volte a dialogare con qualche esponente della Cosa Nostra Forense, sia per fargli lezione, sia per sottrarlo alla penosa condizione di analfabetismo che pervade la gran parte dei rappresentanti istituzionali dell’avvocatura italiana, ma ho sempre fallito in questa opera di pietosa didattica. La risposta più efficace ai dubbi di questi presidenti è proprio il regolamento elettorale che disciplina le elezioni relative al Comitato dei Delegati della Cassa Forense. Questo regolamento rappresenta un sistema proporzionale puro, senza alcun premio di maggioranza, realizzato attraverso il concorso di liste con preferenze bloccate, espresse dall’ordine di presentazione delle candidature. I voti riportati da ogni cordata e progetto politico che si sfidano vengono rappresentati all’interno del Comitato in una proporzione che rispecchia le percentuali raccolte dalle varie liste, fino a concorrenza con i seggi da assegnare.

 

Facciamo un esempio che anche il Presidente Mascherin (se assistito da una maestra di sostegno e da un avvocato che gli stia amorevolmente al fianco), possa capire:

 

Con il nostro esempio originario, di un consesso da 10 posti, 1000 elettori e due liste concorrenti, ognuna composta da 10 membri, se invece di utilizzare lo schema del Sovietichellum si utilizzasse il sistema elettorale in vigore per la Cassa, otterremo questi risultati:

 

Lista 1: 501 voti; Lista 2: 499 voti.

Seggi attribuiti: Lista 1: 5 seggi; Lista 2: 5 seggi.

 

Esattamente. Con un sistema proporzionale puro, uno scarto minimo di voti, darebbe una sostanziale parità nei seggi, consentendo una rappresentazione abbastanza fedele dell’elettorato e non costringendo gli avvocati che pensino di essere anche solo leggermente minoritari e cedere la propria autonomia di pensiero e di politica, per compiere atti di vassallaggio nei confronti dei soggetti maggiormente rappresentativi. Ciascuna lista, con questo sistema, può contare su un seggio, già se ottiene il 10% dei voti, ovvero, con il sistema D’Hondt, adottato in quasi tutti i sistemi elettorali proporzionali, incluso quello in vigore alla Cassa Forense, anche con una cifra elettorale minore, se questa supera il “resto” di una lista concorrente.

 

Come molti colleghi sanno, la lotta fatta per abolire il Sovietichellum, che era un sistema elettorale davvero fascista e non a caso era fortemente voluto dalla mafia forense istituzionalizzata, ha portato ad un leggero correttivo del sistema in vigore per le elezioni ai COA: è stato infatti emanato il “Falanghellum”, sulla base della cosiddetta “Legge Falanga”. Un sistema elettorale ugualmente osceno, totalitario, insensato, che però consente alle fazioni egemoni di attrarre solo soggetti che possano concorrere fino ai 2/3 dei seggi, lasciando, obtorto collo, uno spazio minoritario per le opposizioni e per il pluralismo.

 

Il Falanghellum è un sistema illegale, totalitario, contrario ai principi dell’ordinamento democratico. Nessun avvocato degno di frequentare un’aula di giustizia approverebbe mai un simile scempio. Se vogliamo che l’avvocatura italiana diventi civile e la sua politica forense diventi decente, dobbiamo riconoscere il valore proporzionale dei voti, dare voce a tutti i colleghi, anche alle espressioni politiche minoritarie, garantendo un correttivo maggioritario per le liste che abbiano riportato la maggioranza dei consensi, tale da consentirgli il governo di qualsiasi consesso forense, con il 60% dei seggi da assegnare.

 

Avv. Salvatore Lucignano

CERCA