Rottamazione quinquies anche per Cassa Forense: rimedio necessario

25 Febbraio, 2026 | Autore : |

La Proposta. Rottamazione quinquies e contributi previdenziali: l’auspicio di Nuova Avvocatura Democratica per l’estensione alle Casse Professionali.

di Anna Mondola, Presidente Nazionale Nuova Avvocatura Democratica

 

In un contesto economico segnato da una crisi acuta, aggravata dai complessi scenari geopolitici internazionali, si rende necessario un intervento normativo che consenta agli iscritti alle gestioni previdenziali di categoria di accedere agli strumenti di definizione agevolata dei debiti contributivi. L’auspicio è che il decreto mille proroghe preveda finalmente l’inclusione dei contributi previdenziali non pagati, compresi quelli dovuti a Cassa Forense, nell’ambito della rottamazione quinquies.

 

Il quadro normativo vigente e le precedenti definizioni agevolate

 

L’ordinamento ha già conosciuto diverse forme di definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione. L’art. 6 del D.L. n. 193/2016 ha introdotto la prima rottamazione, consentendo ai debitori di estinguere i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016 senza corrispondere sanzioni e interessi di mora. Successivamente, la rottamazione-ter e la rottamazione-quater hanno ampliato l’ambito temporale di applicazione.

 

Tuttavia, un nodo critico è emerso con riferimento ai contributi dovuti alle casse previdenziali professionali privatizzate. L’art. 16-quinquies del D.L. n. 34/2019 ha introdotto il comma 185-bis all’art. 1 della L. n. 145/2018, prevedendo che le disposizioni sulla definizione agevolata si applicano ai debiti derivanti dall’omesso versamento dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali “previe apposite delibere delle medesime casse, approvate ai sensi del comma 2 dell’articolo 3 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, pubblicate nei rispettivi siti internet istituzionali”.

 

La giurisprudenza ha chiarito che, in assenza di apposita delibera della Cassa professionale, la procedura di definizione agevolata non è praticabile per i contributi previdenziali di categoria.

 

La specificità della Cassa Forense e l’obbligo contributivo

 

Per gli avvocati, l’art. 21 della L. n. 247/2012 ha stabilito che l’iscrizione agli Albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense. Il sistema contributivo forense prevede il versamento di contributi minimi obbligatori (soggettivo, integrativo e di maternità) dovuti indipendentemente dalla produzione di reddito professionale, in quanto motivati dal riconoscimento di copertura assicurativa ovvero, per il contributo integrativo e di maternità, dal carattere solidaristico volto al perseguimento di fini costituzionalmente garantiti.

 

La prescrizione dei contributi forensi è disciplinata dall’art. 66 della L. n. 247/2012, che ha reintrodotto il termine decennale previsto dall’art. 19 della L. n. 576/1980, in deroga alla prescrizione quinquennale generale prevista dall’art. 3 della L. n. 335/1995. Tale termine decorre dalla data di trasmissione alla Cassa della dichiarazione reddituale obbligatoria (Modello 5), mentre in caso di omessa trasmissione il termine prescrizionale non inizia a decorrere.

 

La crisi economica della categoria forense

 

La crisi economica che ha investito la categoria forense negli ultimi anni è stata aggravata dagli effetti della pandemia e dalle tensioni geopolitiche internazionali. Molti professionisti, soprattutto giovani avvocati e praticanti, si trovano in difficoltà nel far fronte agli obblighi contributivi minimi, pur mantenendo l’iscrizione all’albo per necessità professionali.

 

La rigidità del sistema contributivo forense, che impone il versamento di contributi minimi indipendentemente dalla produzione di reddito, si scontra con la realtà di una professione sempre più precaria e caratterizzata da redditi discontinui. In questo contesto, l’accumulo di debiti contributivi rischia di compromettere definitivamente la posizione previdenziale di molti iscritti, con conseguente perdita di anni di contribuzione e impossibilità di accedere alle prestazioni pensionistiche.

 

La proposta: estensione della rottamazione quinquies ai contributi previdenziali dovuti alle casse professionali.

 

Si auspica che il decreto mille proroghe preveda l’estensione della rottamazione quinquies ai contributi previdenziali dovuti alle casse professionali, con particolare riferimento a Cassa Forense. Tale misura dovrebbe consentire agli iscritti di definire i debiti contributivi pregressi mediante il pagamento del solo capitale, con stralcio di sanzioni e interessi, secondo modalità rateali sostenibili.

 

L’intervento normativo dovrebbe operare direttamente, senza subordinare l’applicabilità della definizione agevolata all’adozione di delibere da parte delle singole casse professionali. Solo un’estensione automatica e generalizzata può garantire l’effettività della misura e la parità di trattamento tra tutti i professionisti in difficoltà economica.

L’estensione della rottamazione quinquies ai contributi previdenziali delle casse professionali rappresenta una  misura di equità e giustizia sociale indispensabile in un momento di crisi economica acuta. Si confida pertanto in un intervento normativo tempestivo che tenga conto delle difficoltà concrete della classe forense.

avv. Anna Mondola

Presidente Nuova Avvocatura Democratica

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