
di Dario Esposito, Dirigente Nazionale NAD
L’accesso alla giustizia rappresenta uno dei pilastri fondamentali di ogni sistema democratico moderno. Tuttavia, la realtà processuale contemporanea evidenzia come i costi della difesa legale possano costituire una barriera insormontabile per chi dispone di mezzi economici limitati. In questo contesto, il patto quota lite emerge come uno strumento potenzialmente rivoluzionario per garantire l’effettiva tutela dei diritti, meritando un’analisi comparata delle diverse discipline giuridiche internazionali.
Il Modello Statunitense: Il Contingency Fee Agreement
Negli Stati Uniti d’America, il contingency fee agreement rappresenta una prassi consolidata e ampiamente accettata nel sistema giuridico. Questo meccanismo consente agli avvocati di ricevere un compenso solo in caso di esito favorevole della controversia, generalmente calcolato come percentuale del risarcimento ottenuto dal cliente. La percentuale standard varia tipicamente tra il 25% e il 40%, a seconda della complessità del caso e del momento in cui viene raggiunto l’accordo.
Il sistema americano si fonda su alcuni principi cardine che ne giustificano l’ampia diffusione. Innanzitutto, il contingency fee elimina il rischio economico per il cliente, che non deve sostenere alcun costo anticipato per la difesa legale. Questo aspetto risulta particolarmente significativo in un ordinamento dove vige la regola dell’American Rule, secondo cui ciascuna parte sostiene le proprie spese legali indipendentemente dall’esito del giudizio.
La giurisprudenza americana ha sviluppato nel tempo criteri rigorosi per valutare la ragionevolezza del compenso pattuito, considerando fattori quali la complessità del caso, l’esperienza dell’avvocato, il tempo dedicato alla causa e l’entità del rischio assunto. Questo sistema di controlli garantisce che il patto non si trasformi in uno strumento di sfruttamento del cliente, mantenendo un equilibrio tra gli interessi delle parti.

New York, NY – February 22, 2019: The New York State Supreme Court Building, originally known as the New York County Courthouse, at 60 Centre Street on Foley Square in the Civic Center district of Manhattan, New York City houses the Civil and Appellate Terms of the New York State Supreme Court for the state’s First Judicial District, which is coextensive with Manhattan, as well as the offices of the New York County Clerk.
La Germania: Tra Tradizione e Innovazione
Il sistema tedesco presenta un approccio più conservativo, caratterizzato da tariffe professionali rigidamente regolamentate attraverso il Rechtsanwaltsvergütungsgesetz (RVG). Tuttavia, anche in Germania si registra una graduale apertura verso forme di compenso legate al risultato, seppur con limitazioni significative.
Il patto quota lite in senso stretto rimane sostanzialmente vietato, ma sono ammesse forme di compenso aggiuntivo (Erfolgshonorare) che possono essere pattuite oltre al compenso base, purché non superino determinati limiti percentuali e siano giustificate dalla particolare complessità o importanza del caso. Questa soluzione di compromesso cerca di bilanciare l’esigenza di garantire una remunerazione adeguata ai professionisti con la tutela degli interessi dei clienti.

La Francia: L’Evoluzione del Pacte de Quota Litis
L’ordinamento francese ha vissuto un’evoluzione significativa nella disciplina del patto quota lite. Tradizionalmente vietato dal Code de déontologie des avocats, il pacte de quota litis ha trovato una parziale legittimazione attraverso l’introduzione dell’honoraire de résultat, che consente agli avvocati di pattuire un compenso aggiuntivo legato al successo della causa.
La riforma del 2011 ha introdotto maggiore flessibilità, permettendo la stipulazione di accordi che prevedano una componente del compenso legata al risultato, purché sia mantenuta una parte fissa che garantisca la dignità della professione. Il sistema francese richiede inoltre che tali accordi siano redatti per iscritto e rispettino criteri di proporzionalità e trasparenza.

L’Inghilterra: Il Conditional Fee Arrangement
Il sistema inglese ha sviluppato il Conditional Fee Arrangement (CFA), introdotto formalmente nel 1995 e successivamente ampliato. Questo meccanismo consente agli avvocati di non richiedere alcun compenso in caso di sconfitta, mentre in caso di vittoria possono applicare un “success fee” che può arrivare fino al 100% del compenso base.
Il CFA inglese si distingue per la sua sofisticazione tecnica e per l’integrazione con il sistema assicurativo. I clienti possono infatti stipulare polizze “After the Event” (ATE) che coprono il rischio di dover pagare le spese legali della controparte in caso di sconfitta. Questo sistema crea un meccanismo di tutela completo che elimina sostanzialmente ogni rischio economico per il cliente.

L’Italia: Un Percorso Tormentato
L’ordinamento italiano ha vissuto un percorso particolarmente complesso nella disciplina del patto quota lite. Come evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità, l’art. 2233 del Codice Civile originariamente vietava in modo assoluto tali accordi.
Il decreto Bersani del 2006 aveva liberalizzato il patto quota lite, abrogando il divieto previsto dall’art. 2233 c.c. Tuttavia, l’art. 13, comma 4, della legge n. 247 del 2012 ha reintrodotto il divieto, stabilendo che “sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa”.
La Corte di Cassazione ha chiarito che il divieto si applica non solo quando il compenso sia commisurato a una parte dei beni litigiosi, ma anche quando sia correlato al risultato pratico dell’attività svolta. Come affermato nella sentenza n. 23738 del 2024: “il divieto del cosiddetto ‘patto di quota lite’ tra l’avvocato ed il cliente, trova il suo fondamento nell’esigenza di assoggettare a disciplina il contenuto patrimoniale di un peculiare rapporto di opera intellettuale, al fine di tutelare l’interesse del cliente e la dignità della professione forense”.

Il Patto Quota Lite come Strumento di Giustizia Sociale
Nonostante le resistenze normative e giurisprudenziali, è innegabile che il patto quota lite, ove apertamente consentito e adeguatamente regolamentato, possa rappresentare uno strumento fondamentale per garantire l’accesso alla giustizia. I vantaggi di tale sistema sono molteplici e significativi.
In primo luogo, il patto quota lite elimina la barriera economica iniziale che spesso impedisce ai cittadini meno abbienti di far valere i propri diritti. Come garantito dall’art. 24 della Costituzione, che stabilisce che “sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”, il patto quota lite può configurarsi come uno di questi “appositi istituti”.
In secondo luogo, questo meccanismo incentiva gli avvocati a selezionare cause meritevoli e a dedicare il massimo impegno professionale, poiché il loro compenso dipende direttamente dal successo dell’azione. Ciò comporta un naturale filtro contro le azioni temerarie e una maggiore qualità della prestazione professionale.
Inoltre, il patto quota lite può rappresentare una forma di remunerazione più equa per l’avvocato, particolarmente in casi complessi o di grande valore economico, dove il compenso tradizionale basato sui parametri ministeriali potrebbe risultare inadeguato rispetto all’impegno profuso e ai risultati ottenuti.
Verso una Riforma Necessaria
L’esperienza comparata dimostra che è possibile conciliare la tutela degli interessi dei clienti con la legittima aspirazione degli avvocati a una remunerazione adeguata. I sistemi giuridici più avanzati hanno sviluppato meccanismi di controllo e garanzia che permettono di sfruttare i benefici del patto quota lite minimizzandone i rischi.
Una riforma della disciplina italiana dovrebbe prevedere:
- Criteri di proporzionalità rigorosi: stabilire limiti percentuali massimi per il compenso quota lite, differenziati in base al valore e alla complessità della causa.
- Obblighi di trasparenza: richiedere la forma scritta per tutti gli accordi e l’informazione completa del cliente sui rischi e benefici del patto.
- Controlli deontologici: rafforzare il ruolo degli ordini professionali nella vigilanza sulla correttezza dei patti stipulati.
- Tutele processuali: prevedere meccanismi di controllo giudiziale sulla ragionevolezza del compenso pattuito.
- Integrazione assicurativa: sviluppare prodotti assicurativi che coprano i rischi residui per i clienti.
Conclusioni
Il patto quota lite rappresenta uno strumento che, se adeguatamente disciplinato, può contribuire significativamente alla realizzazione dell’effettivo accesso alla giustizia. L’esperienza internazionale dimostra che è possibile superare le tradizionali resistenze culturali e normative, sviluppando sistemi che bilancino efficacemente gli interessi in gioco.
L’Italia non può rimanere ancorata a una concezione anacronistica che, nel nome della tutela della dignità professionale, finisce per negare l’accesso alla giustizia a chi ne ha maggiormente bisogno. È tempo di aprire un dibattito serio e costruttivo su una riforma che, seguendo i migliori esempi internazionali, consenta di trasformare il patto quota lite da strumento vietato a pilastro di un sistema giudiziario più equo e accessibile.
La giustizia non può essere un privilegio per pochi, ma deve rappresentare un diritto effettivamente esigibile per tutti. Il patto quota lite, opportunamente regolamentato, può essere la chiave per aprire le porte del palazzo di giustizia a chi oggi ne rimane escluso per ragioni meramente economiche.
di Dario Esposito, Dirigente Nazionale NAD
